Taranto: aperte tre inchieste

Pubblicato il 11 Lug 2013 - 6:00pm di Redazione

Da giorni numerose segnalazioni di fughe di gas e malori a polizia e vigili del fuoco di Taranto. Accusata la raffineria Eni.

 

TarantoUna settimana da dimenticare per Taranto che, da lunedì, si trova ad affrontare innumerevoli disagi causati dal forte temporale abbattutosi sulla città e su numerosi comuni della provincia.

Il tutto ha inizio lunedì quando la rete nazionale di energia elettrica di Taranto viene colpita da un black out. Gli impianti della raffineria Eni, che, va ricordato, sono in parte ancora alimentati dalla rete nazionale, si bloccano temporaneamente, facendo così scattare il sistema di sicurezza di ecosentinelle, il quale prevede l’accensione delle torce e la liberazione nell’aria di colonne di fumo nero. A tingersi di nero, però, non è solo il cielo di Taranto: il blocco del depuratore dell’Eni fa sì che si riversi in mare una grossa quantità di greggio proveniente dalle acque di raffreddamento degli impianti.

Avvertite immediatamente l’Arpa, la Guardia Costiera e l’Ecotaras, società specializzata in manovre anti inquinamento, riescono ad arginare e limitare il problema, anche se, fin da subito, le autorità e la stessa Eni fanno sapere che la quantità d’idrocarburi fuoriuscita è minima e, nonostante la chiazza grigiastra potesse far pensare a un imminente disastro ambientale, in realtà non c’è mai stata alcuna situazione d’emergenza.

In seguito a questi spiacevoli incidenti, i cittadini di alcune zone di Taranto lamentano un persistente cattivo odore di gas nell’aria, il quale starebbe causando diversi malori e fastidi alla gola e agli occhi tra gli abitanti, a tal punto da richiedere il ricovero ospedaliero per sette di questi. Va precisato che le persone ricorse alle cure mediche sarebbero già affette da malattie croniche, ma le loro condizioni si sarebbero peggiorate proprio a causa di queste emissioni che gli stessi tecnici confermano effettivamente essere presenti.

I centralini di polizia, vigili del fuoco e Arpa sono sotto pressione da lunedì, numerosissime le segnalazioni dei cittadini, allarmati soprattutto per il fatto che il problema persiste e Taranto risulta ancora invasa dall’odore di gas. Resta da capire da dove provengano le emissioni, l’Eni continua a ripetere che presso la raffineria non è presente nessun odore di gas e che i controlli effettuati non hanno evidenziato alcuna possibilità di inquinamento olfattivo.

Nonostante le continue dichiarazioni di difesa, la raffineria è sottoposta a sopralluoghi e a ben tre indagini portate avanti dagli ispettori del ministero dello Sviluppo Economico, dall’Agenzia Regionale per la Prevenzione e la Protezione dell’Ambiente (ARPA), la quale non ha dubbi e ribadisce che la sorgente del cattivo odore è sicuramente l’Eni e che il problema è legato alla ripresa delle attività dopo il black out, e dalla Procura. In particolare, l’inchiesta della Procura ruota attorno all’ipotesi di reato di getto pericoloso di cose, la stessa accusa fatta all’Ilva.

Insomma, sembra che i cittadini di Taranto siano purtroppo destinati ad essere perseguitati dal problema del cattivo odore di gas.

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