Antonio Manganelli è morto

Pubblicato il 20 Mar 2013 - 5:06pm di Redazione

Luci ed ombre di Antonio Manganelli

Antonio Manganelli

Antonio Manganelli era nato ad Avellino l’8 dicembre 1950. Antonio Manganelli è stato ricoverato d’urgenza al San Giovanni di Roma il 24 febbraio per un edema cerebrale dall’equipe neurochirurgica guidata dal dottor Claudio Fiore. In seguito all’operazione, però, un’infezione respiratoria aveva fatto peggiorare ieri sera le sue condizioni, portandolo alla morte.

Antonio Manganelli si era laureato in Giurisprudenza all’Università di Napoli, specializzandosi in Criminologia clinica nella facoltà di Medicina e chirurgia dell’Università di Modena occupandosi, dagli anni ’70, dei sequestri di persona a scopo di estorsione prima e, poi, antimafia lavorando anche insieme a Salvatore Borsellino e a Giovanni Falcone, diventando anche Questore di Palermo e contribuendo alla cattura di pericolosi latitanti come Cosimo Vernengo, Pietro Aglieri e Piddu Madonia.

Il 25 giugno 2007 è stato nominato Capo della Polizia dal Consiglio dei Ministri del Governo Prodi. Durante il suo periodo al vertice della polizia è stato protagonista dell’arresto di altri latitanti di “massima pericolosità“, come i boss di Cosa Nostra Giovanni Arena, Sandro e Salvatore Lo Piccolo, i boss camorristi dei Casalesi Michele Zagaria e Giuseppe Setola, quelli della ’ndrangheta Giovanni Strangio e Domenico Condello.

La carriera di Antonio Manganelli è stata, però, caratterizzata da numerose ombre, in primis alcune dichiarazioni su ciò che accadde durante il G8 di Genova, per il quale il 23 aprile 2012 venticinque poliziotti, tra i quali agenti di altissimo livello, sono stati condannati.

Per questi fatti, il Ministro dell’Interno Anna Maria Cancellieri ha dichiarato che “a Genova sono stati commessi gravi errori” e, dunque, è “giusto che i responsabili paghino“. Intervistata dal Corriere della Sera dopo la sentenza definitiva per i 25 agenti di polizia, ha aggiunto “Il G8 di Genova è una pagina dolorosa per la polizia e questo mi ferisce. Ho visto come tutti le immagini di quello che è successo all’interno della Diaz e posso dire che non condivido nulla di quella operazione. Di fronte a errori gravi è giusto che i responsabili subiscano le conseguenze“.

Molto diverse le dichiarazioni di Antonio Manganelli che, cercando di minimizzare, ha invece dichiarato “Scuse dovute” soprattutto ai cittadini “che hanno subito danni, ma anche a quelli che, avendo fiducia nell’Istituzione-Polizia, l’hanno vista in difficoltà per qualche comportamento errato ed esigono sempre maggiore professionalità ed efficienza” e si è detto “orgoglioso di essere il capo di donne e uomini che quotidianamente garantiscono la sicurezza e la democrazia di questo Paese. Rispetto il giudicato della magistratura e il principio costituzionale della presunzione d’innocenza dell’imputato, fino a sentenza definitiva“.

Al punto che un giornalista come Marco Travaglio, che certamente non può essere accusato di prevenzione contro le forze dell’ordine, gli scrisse una lettera aperta che si conclude con queste parole: “È difficile non pensare che gli agenti che si sono macchiati di violenze gratuite negli ultimi anni, per esempio in Val di Susa contro i No-Tav, possano essere gli stessi che la passarono liscia per i fatti di Genova, o altri loro emuli, incoraggiati dall’impunità generale. Lei, dottor Manganelli, 11 anni fa non era a Genova e non può essere ritenuto responsabile di quel che accadde. Ma oggi che la verità processuale è sotto gli occhi di tutti, validata dai due gradi di giudizio di merito (la Cassazione deve pronunciarsi solo sulla legittimità delle sentenze) e finalmente immortalata da un film (era già tutto nel documentario Bella ciao di Giusti, Torelli e Freccero, ma la Rai vergognosamente lo censurò), non può chiamarsi fuori. La prego, metta subito alla porta chi si macchiò di quei crimini orrendi. Ci aiuti a credere ancora nella Polizia di Stato“.

Numerose polemiche suscitarono anche alcune sue dichiarazioni nei confronti degli immigrati: “L’Italia? Una vergogna. Un indulto quotidiano. Tutti i giorni, quando arrestiamo qualcuno per uno dei reati di cosiddetta criminalità diffusa, scopriamo che quel qualcuno nell’ultimo semestre era stato già arrestato altre tre o quattro volte per lo stesso tipo di reato. Risultano stranieri il 30% degli autori di reato. Ma questa è una media che mi ricorda Trilussa, perché a Palermo e Napoli l’incidenza degli immigrati è sul 4-5% dei reati, nel Nord-Est è sul 70%“.

La camera ardente sarà allestita alla scuola superiore di polizia e aprirà alle 14 mentre i funerali dovrebbero tenersi venerdì o sabato.


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1 Commento finora. Sentitevi liberi di unirsi a questa conversazione.

  1. Cataklisma 20 marzo 2013 at 18:09 - Reply

    Se ne va colui che “Nomen Omen”…

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