Ci pisciano in testa e ci dicono che piove

Pubblicato il 5 Giu 2013 - 5:08pm di Redazione

Ciò di cui bisogna sapere e parlare: la spesa in armamenti

armamentiPresa da un graffito a Río Pinturas, Buenos Aires, questa frase (Eduardo Galeano, “Specchi”, Sperling Kupfer 2008), è una buona sintesi dello stato del “arte armamentista”. Penso, infatti, sia un errore parlare di armamenti come se si trattasse di cosa diversa della aggressione quotidiana contro i diritti democratici e dei lavoratori in corso d΄opera. Penso, invece, che si leghi strettamente alla costante intimidazione e introiezione della paura praticate dalla classe dirigente, un’altra faccia dei droni dei mercati puntati contro i diritti.

Ma, per parlare dello stato del “arte armamentista” in modo meno scanzonato, si può anche ricorrere ad una frase più volte ripetuta in questi giorni: “Le celebrazioni della festa della Repubblica sono state molto sobrie. Sono costate solo 1 milione e mezzo di euro”. Sobria riguardo cosa e riguardo chi? In quale capitolo del debito pubblico verrà inserita? Chi ha deciso che non c΄è un modo migliore per spendere 1,5 milione di euro? Perché, quando si dice repubblica, si deve pensare alle forze armate? E un lungo eccetera.

Racconta José Saramago in “Saggio sulla lucidità” (Einaudi, 2005):

I risultati delle elezioni amministrative nella capitale senza nome di un paese senza nome mostrarono una insolita preferenza dei cittadini (oltre il 70%) per le schede bianche. Il governo, retto dal p.d.d. (partito di destra), che si contende il potere con il p.d.m. (partito di mezzo) e il minoritario p.d.s. (partito di sinistra), decide di far spiare i cittadini dalla polizia e di indire nuove elezioni, annullando le precedenti. Ma, nonostante i metodi molto duri e repressivi, la polizia non riesce a scoprire nulla di nuovo. Non c’è traccia dell’organizzazione criminale e sovversiva cercata dal governo. E le nuove elezioni danno un risultato ancora più sorprendente: 83% di schede bianche. Visti i pochi progressi delle indagini, il governo decide di auto-esiliarsi e di porre la capitale in stato d’assedio, ritirando ogni traccia delle istituzioni centrali, comprese le forze di polizia (eccetto quelle che devono scoprire i colpevoli di quanto avvenuto). Ben presto, ordito dal Ministro degli interni dello stesso governo, viene compiuto un attentato in una stazione della metropolitana. La colpa viene addossata ai cosiddetti biancosi, l’organizzazione sediziosa accusata dal governo di aver fatto votare scheda bianca alla grande maggioranza della popolazione della capitale. Rivolgendosi agli abitanti della città che aveva votato in massa scheda bianca, il presidente li ammoniva paternamente: «Vi parlo col cuore in mano… Siete voi, sì, soltanto voi, i colpevoli, siete voi, sì, che ignominiosamente avete disertato dal concerto nazionale per seguire il cammino contorto della sovversione, della indisciplina, della più perversa e diabolica sfida al potere legittimo dello stato di cui si abbia memoria in tutta la storia delle nazioni … Prendete la severità dei miei avvertimenti non come una minaccia, ma come un cauterio per l’infetta suppurazione politica che avete generato nel vostro seno». I giornalisti condannavano con energica tinta d’indignazione la strana e funesta perversione cittadina”.

Quanta immaginazione aveva Saramago!

A Roma, il 9 novembre 2012 il presidente Giorgio Napolitano dichiarava: Da qui alle elezioni non ci devono essere tentennamenti sulle politiche applicate dai tecnici. Ho verificato in Francia e in altri Paesi europei che l’Italia ha riacquistato il rispetto dei suoi partner. Per conservarlo, chiunque sia eletto dovrà applicare dopo le stesse politiche.

Il concetto era simile, pur se la versione era più povera, ed ebbe lo stesso destino: i “tecnici” furono bastonati dall’elettorato italiano. Ma anche in questo paese, non più immaginario, nulla cambia. Perché, commentando i risultati elettorali, il capo della BCE, Mario Draghi dixit: “I mercati sono meno impressionati dei politici e di voi giornalisti. Dovete considerare che gran parte delle misure italiane di consolidamento dei conti continueranno a procedere con il pilota automatico”.

Per la cronaca: il pilota automatico è quel dispositivo che fa avanzare il veicolo senza assistenza umana ed, essendo impersonale, non considera né i singoli né l’insieme della cittadinanza. In sostanza, Draghi ha sentenziato che la condanna all’austerità e al tutto per le banche non sono discutibili in saecula saeculorum. Amen!

Come ben sappiamo, la logica perversa dell’austerità non si applica al debito pubblico né agli armamenti o agli eserciti. Anzi, grazie al peso del militarismo e della “professione militare”, sembra che disporre di forze armate e armamenti adeguati, qualunque ne sia la spesa risultante, sia una verità rivelata.

Esistono molte professioni utili. Una sarta ripara i vestiti e un meccanico le autovetture, una infermiera si occupa dei malati e una hostess dei passeggeri in volo, un pittore, un attore o un musico rallegrano lo spirito… La “professione militare” non fa parte delle professioni utili. Anzi,  essendo il suo scopo uccidere, prepararsi alla guerra, eliminare i nemici, più che inutile è assurda.

Ai giorni nostri, per uccidere molte persone senza subirne conseguenze si deve, anzitutto, accumulare molta ricchezza, armi, potere e rapporti sociali. È la precondizione perché l’organizzatore della morte all’ingrosso possa dimostrare la sua superiorità, anzitutto quella morale, beninteso. Uccidere una sola persona resta ancora un fatto condannabile, un reato, richiede il contatto fisico con la vittima ed è poco efficace. La “professione militare” aumenta l’efficacia mortale aumentando la distanza fisica e l’adeguatezza dei mezzi permette di allontanarsi o, meglio ancora, volare. La sua efficacia è misurata dall’ incremento della distanza e del numero delle vittime.

Nel 2013 i grandi progetti militari legati alla nanotecnologia hanno un costo stimato – solo in Occidente – di 650-800 milioni di dollari. Combinati all’ingegneria genetica, le applicazioni militari dell’intelligenza artificiale e degli strumenti capaci di correggere eventuali deviazioni rappresentano il più potente rischio di distruzione. Con l’utilizzo delle reti informatiche sono in procinto di creare una micro-robotica di armi biologiche incontrollabili, di micro-satelliti e di sistemi artificiali mobili, i “robot biologici assassini”, per realizzare operazioni militari e criminali che combinano armi nano e micro. Secondo gli specialisti, tra 6-15 anni queste armi incontrollabili potranno essere utilizzate dal terrore legalizzato e legittimato (ad esempio nelle guerre contro il terrorismo e/o il narcotraffico) e dal crimine illegale. Perché non se ne  parla, o quasi, schiacciante efficacia e ascetica distanza rendono possibile che i responsabili di massacri e stragi non siano percepiti come assassini ma come “re”, “generali”, “presidenti” o “grandi imprenditori”.

Le armi non sono i soli strumenti di sterminio di massa e, in quanto mezzi, hanno parenti vicini, ad esempio in campo finanziario.

Nel dicembre 2012 la banca inglese HSBC – seconda al mondo per il valore dei suoi attivi – ha accettato una multa di 1,92 miliardi di dollari inflitta dalle autorità statunitensi per archiviare le prove sul lavaggio di denaro proveniente dai narcotrafficanti messicani. Un importo record se confrontato alle multe abitualmente pagate dalle banche, una miseria (meno di una millesima parte), se confrontato agli attivi della banca. Commenta David Brooks (“Robasueños”, “La Jornada” 12 febbraio 2013):

Secondo Lanny Breuer, procuratore generale aggiunto degli Stati Uniti, «è giusto così perché in un mondo fatto da grandi istituzioni in cui buona parte delle finanze si basa sulla fiducia, si deve garantire che i clienti non fuggano da una banca, che non scompaiano i posti di lavoro, che non si generi un evento economico sproporzionato»…  Secondo la rivista «Rolling Stone», «in altre parole, Breuer dice che le banche ci tengono stretti dalle palle, che c’è una classe che può essere arrestata e un’altra che non può esserlo. L’abbiamo sempre sospettato, ora l’ammettono»”.

Potrebbe sembrare una discussione surreale, propria del “Messico e nuvole” di Enzo Jannacci, se non fosse che, per impossessarsi di quei profitti solo nel Messico questa guerra ha provocato oltre 50.000 vittime.

Diciamola con Bob Dylan: “Ruba un poco e ti mettono in galera. Ruba moltissimo e diventerai re” (“Sweetheart like you”, 1983). Quando tutti dichiarano di voler rigenerare la politica e risistemare l’economia conviene ricordare le dichiarazioni di Al Capone al settimanale “Liberty” nel 1931 (pochi giorni prima di essere arrestato): “Oggigiorno, la gente non rispetta più nulla. Prima, mettevamo su un piedestallo la virtù, l’onore, la verità e la legge… Oggi la corruzione domina la nostra vita. Dove non si rispetta la legge, la sola legge è la corruzione. La corruzione campeggia in questo paese mentre la virtù, l’onore e la legge sono scomparse dalle nostre vite”.

Qualche dato, ovviamente pochi, inorganici e benintenzionati.

– nel 2010, il Ministero della difesa greco ha ordinato 60 aerei di combattimento Eurofighter per 3,9 miliardi di euro; fregate francesi per oltre 4 miliardi; blindati tedeschi per la polizia (400 milioni); impianti per ammodernare la marina (400 milioni), munizioni per i carri armati Leopard, due elicotteri Apache statunitensi, sottomarini tedeschi per 2 miliardi di euro. Complessivamente la spesa è stata di circa 7 miliardi di euro, il 3% del PIL, percentuale seconda solo agli USA nella NATO. Lo stesso anno le prestazioni sociali sono state ridotte di 1,8 miliardi. Nel 2012 le spese sociali sono state tagliate di un ulteriore 9% (2 miliardi di euro), eliminando persino le medicine per il cancro negli ospedali, ma il contributo alla NATO è aumentato del 50% e le spese correnti per la Difesa (più 18,2%), sono arrivate a 1,3 miliardi.

– secondo il Pentagono,  nel 2008 gli Stati Uniti avevano 865 basi militari distribuite in 46 paesi, con oltre 190.000 soldati. Costavano 250 miliardi di dollari annui. Poche: alla fine del 2012 le basi erano diventate circa 1.000. Nel 2011, il “Washington Post”, indicava: “Le Forze Speciali degli USA (Seals) operano in 75 paesi (operavano “solo” in 60 paesi sotto George W. Bush). Secondo il portavoce del Commando delle Operazioni Speciali, Tim Nye, alla fine del 2013 probabilmente opereranno in 120 paesi, ossia nel 60% delle nazioni del mondo”.

– oltre 300 banche, fondi pensionistici, assicurazioni e gestori di capitali, finanziano l’industria nucleare mondiale. Investono oltre 100 miliardi di dollari annui per costruire nuovi missili, modernizzare quelli vecchi e finanziare la fabbricazione dei bombardieri e sottomarini necessari al loro lancio.

armamenti– nel 2013 esistono oltre 500 tipi di “droni. Si differenziano per costruttore, mezzi tecnici portati, tipo di compito svolto, dimensioni, portata e velocità. Le fabbriche si trovano in diversi paesi, ma la più importante è la Boston Dynamic. Fornisce al Pentagono il robot “Petman”, utilizzato nella guerra chimica. La versione più avanzata, il “Terminator Atlas” avrà torso, due braccia e due gambe, ma non la testa. Si muove su terreni difficili, passa per piccoli buchi, scivola sulle ginocchia e le mani come un volgare marine. Porta fino a 10 libbre di peso che, se fossero di esplosivo plastico, possono far saltare qualsiasi rifugio. Fornisce all’esercito USA il robot “Big Dog”, che carica 4 zaini per circa 150 chili e si muove in montagna è superfici talmente irregolari da impedire il passaggio di qualsiasi veicolo. Porta munizioni ed esplosivi a gruppi isolati o cariche esplosive da collocare su obiettivi difficili da raggiungere. Produce il robot “Cheetah” (ghepardo). Ha 4 gambe, colonna flessibile, testa articolata e può accelerare, frenare di colpo, girare angoli, procedere a zigzag fino a 110 km/h. La velocità è parte della sua immunità, perché può entrare in campo nemico con poche possibilità di essere colpito o disattivato. Altri robot terrestri possono svolgere la stessa funzioni dei “droni”, ossia trovare un nemico e lanciarle un missile. Scrive Peter Singer (“Wired for War: The Robotics Revolution and Conflict in the 21st Century”, Booking Institute, Washington D.C. 2009): “In Afghanistan, il sistema di artiglieria reagisce e spara. Possiamo spegnerlo e/o attivarlo, ma il nostro potere non è di decisione, solo di veto”. I “droni”, di terra e di aria, sono stati usati dagli USA nei Balcani, nello Yemen, in Somalia, in Iraq, in Afghanistan e in Pakistan. E da Israele a Gaza. Secondo la CIA, in Pakistan sono stati abbattuti 10 civili per ogni “terrorista” identificato. Li chiama “danni collaterali”.

– nel 2012 il Dipartimento di Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti (Homeland Security, DHS) ha acquistato 450 milioni di pallottole a punta buca. Scrive Michael Synder (“Activist Post”, 7 aprile 2012): “A cosa servono?. Gli Usa hanno solo 311 milioni di abitanti. Contro chi pensa di sparare il DHS? Si potrebbe capire che l’esercito statunitense ordini questa quantità di munizioni – in guerra si consumano molte pallottole – ma si suppone che il DHS spari contro persone solo occasionalmente”. Le pallottole calibro 40 HST a punta buca si usano per i combattimenti ravvicinati. Espandono la superficie frontale al primo contatto con l’obiettivo per impedirle di avanzare. E, per l’ampiezza della ferita provocata, sono quasi sempre mortali.

ogni giorno, negli USA muoiono in media 87 persone per armi da fuoco, quasi 100.000 ogni anno.  Nel 2012 ci sono state oltre 70 stragi. Almeno 283 milioni di armi da fuoco sono in mano ai civili. Forse poche giacché, informa il “Washington Post”, nel dicembre 2012 sono state presentate 2.783.765 richieste per l’acquisto di armi. Infatti, scarseggiano alcuni prodotti come il fucile semiautomatico AR-15  e le pistole Glock. Tra il 2002-2011 sono morti 30 statunitensi in seguito ad attacchi terroristici domestici. Tra 2000-2011 i morti per armi da fuoco sono stati 115.997. Grazie alla magia del mercato, 12 miliardi di dollari annui spesi in armi domestiche, ci sono più requisiti per comperare le sigarette che per acquistare un arma. Si aggiungono ai 5.000 miliardi di dollari spesi (fino al 31 dicembre 2012) per la guerra contro il terrore dichiarata l΄11 settembre 2001. Quanti posti di lavoro potrebbero essere stati creati con questi soldi? Secondo Joseph Stiglitz (“The 3 trillions war”, 2008), “con i 3.000 miliardi di dollari spesi per la guerra in Iraq si sarebbero potuto costruire 8 milioni d’abitazioni, contrattare 15 milioni d’insegnanti, curare per un anno 530 milioni di bambini, concedere borse di studio universitarie a 43 milioni di studenti, risolvere i problemi di sicurezza sociale degli Stati Uniti per 50 anni”.

Precisa l’analista statunitense William Blum: “Nel suo discorso sullo «Stato dell’Unione» pronunciato il 27 gennaio 2010, il presidente Obama ha detto: «Se qualcuno in quest’aula ha un’idea migliore per abbassare i tassi, diminuire il deficit, coprire i non assicurati e arrestare gli abusi delle assicurazioni, che lo dica». Beh,  finirla con le molte guerre degli Stati Uniti libererebbe sufficiente denaro per fare tutto ciò che una società razionale e umana volesse fare. L’eliminazione del budget militare pagherebbe le cure mediche gratuite per tutti. L’educazione universitaria per tutti. Un progetto di opere pubbliche che potrebbe garantire milioni di posti di lavoro remunerati decentemente. La sistemazione della decrepita infrastruttura e il ricupero dell’ambiente al meglio possibile. Potete aggiungervi i vostri progetti favoriti. Tutti potrebbero finanziarsi se soltanto si mettesse fine alle maledette guerre” (“That Which Can Not be Spoken”, “Counter Punch” 12 febbraio 2010). En passant: tra 2008-2010 il budget militare italiano è stato di 15 miliardi d’euro annui. Ne basterebbero 4 per migliorare l’insieme delle strutture del sistema sanitario nazionale.

la guerra contro il terrorismo dichiarata l΄11 settembre 2001 è la prima a essere definita indefinita. Nel gennaio 2013, Michael Sheehan, assistente della Difesa per le operazioni speciali ed i conflitti di bassa intensità, interrogato nel Senato sulla durata della guerra contro il terrorismo, rispose: “almeno altri 10-20 anni”. Oltre a non avere un limite temporale, non ha un limite geografico. Si combatte in Africa, in Medio Oriente e nelle città statunitensi. Scrive Glenn Greenwald (“The Guardian”, 20 gennaio 2013): “E΄difficile non concludere che questa guerra ha come solo proposito la sua stessa perpetuazione. Questa guerra non è un mezzo per ottenere un obiettivo, ma è l΄obiettivo stesso … Ed è anche il suo combustibile: proprio questa guerra senza fine – giustificata in nome della necessità di fermare la minaccia del terrorismo – è la maggiore causa della minaccia”.

– il 26 aprile 2010 il Consiglio dell’UE ha approvato il documento 8570/10Radicalizzazione nell’UE”. Vi si legge: “Qualsiasi attivista di un’organizzazione civile, politica o sindacale, anche senza alcun vincolo presunto con il terrorismo, può essere spiato in base al suo grado d’impegno ideologico o politico o dalla sua situazione di disoccupazione, deterioramento economico, perdita di una borsa di studio o aiuto finanziario (…) Bisogna vigilare sui messaggi radicali. Chiedersi, ad esempio, «ha fatto questa persona commenti su questioni, principalmente di natura politica, usando argomenti basati su messaggi radicali? «Ha fatto commenti sulla sua intenzione di prendere parte ad un atto violento?» (…) Bisogna occuparsi anche dei sentimenti della persona riguardo la sua identità collettiva e quella dei membri del suo gruppo”.

La minaccia non è teorica: “il 9 maggio María Asunción López, 62 anni, maestra elementare, partecipava ad una manifestazione contro la Legge Organica per Migliorare la Qualità Educativa (LOMCE). Alla sera la Polizia la chiamò a casa per notificarle una denuncia per avere preso parte ad una manifestazione non autorizzata. «Ma com’è possibile se neppure mi hanno chiesto i documenti? Come sapete il mio nome e il mio telefono?», chiese. La risposta fu chiara e concisa: «Ti conosciamo da tutta la vita»” (“La avanguardia”, Barcellona 11 maggio 2013).

A Roma, l’11 ottobre 2011, scrive “La Repubblica”: “Il presidente della commissione sicurezza del Campidoglio ha deciso di monitorare «per raccogliere informazioni, indizi e notizie da inoltrare al prefetto e al questore per evitare nuove situazioni di pericolo e aggressioni alle forze dell’ordine»” (“Indignati in piazza. L’allarme dell’intelligence”).

La logica del capitalismo finanziario e la logica della democrazia sono oggi inconciliabili. Sappiamo che per far prevalere la democrazia sono necessari atti di disubbidienza verso le esigenze dei “mercati”. Sappiamo che ciò comporterà qualche turbolenza sociale e politica i cui costi devono essere minimizzati. E sappiamo che, pur se la disubbidienza può assumere diverse forme, tutte implicano di assumere il fatto che il debito realmente esistente è impagabile e ingiusto perché non si può liquidare un paese per liquidare un debito.

Per dirla con Bertolt Brecht: “Ci sono molti modi di uccidere. Si può infilare a qual­cuno un coltello nel ventre, togliergli il pane, non guarirlo da una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massa­crarlo di lavoro, spingerlo al suicidio, farlo andare in guerra ecc. Solo pochi di questi modi sono proibiti nel nostro Stato”.

 

Rodrigo Rivas, economista cileno, è stato parlamentare ai tempi di Allende. Esule dal 1974, ha diretto il Cespi, di Mani Tese, direttore di Radio Popolare. Oggi lavora in Umbria per le politiche sociali di Città di Castello.

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