Berlusconi condannato: una sentenza scontata?

Pubblicato il 5 Ago 2013 - 6:00pm di Redazione

Il verdetto finale sul processo Mediaset di Silvio Berlusconi

di Giuseppangelo Canterino

I lettori più attenti avranno notato che in questi giorni il nostro giornale online non ha pubblicato nessun articolo sulla vicenda Berlusconi. Non è stato un caso. Non abbiamo voluto accodarci al circo mediatico e alla diatriba, un po’ patetica e irrilevante, tra berlusconiani e antiberlusconiani, tra giustizialisti e finti garantisti (pro domo loro). Per questo l’editoriale di questo mese è dedicato a questa vicenda. Cercando di raccontare, come sempre, la realtà storica delle vicende in corso e con una lettura alternativa al main-stream. E speriamo che, da domani, potremo ricominciare a parlare e scrivere dei reali problemi che attanagliano il nostro Paese. Buona lettura.

La Redazione

Berlusconi

La sentenza

Roma – Più di settanta, in Cassazione, tra giornalisti e operatori, oltre ad una ventina tra avvocati e curiosi ad assistere all’“evento”. La lettura della sentenza definitiva è stata trasmessa in mondovisione. I giudici della sezione feriale della Suprema Corte, presieduta dal dr. Antonio Esposito hanno emesso il loro verdetto: confermate le condanne per frode fiscale a carico di Silvio Berlusconi e degli altri tre imputati del “Processo Mediaset”, ovvero gli ex dirigenti della Società Daniele Lorenzano e Gabriella Galetto, e il produttore cinematografico Frank Agrama. Resta, dunque, la condanna a quattro anni di reclusione a carico di Silvio Berlusconi: tre coperti da indulto, l’anno residuo da scontare ai domiciliari o in carico ai servizi sociali.

Le fasi del processo

13 giugno 2003: Su alcuni quotidiani esce l’indiscrezione di un’inchiesta aperta dalla procura di Milano nei confronti di Silvio Berlusconi nata da un’altra indagine, quella sul comparto estero di Fininvest. I Pm Fabio De Pasquale e Alfredo Robledonon confermano, né smentiscono”. Nei giorni seguenti si avrà la conferma che l’indagine c’è e che già a maggio era stata richiesta una rogatoria urgente negli Usa. La rogatoria sarà poi bloccata dal Ministro della Giustizia Roberto Castelli.

7 luglio 2004. Anche Marina e Piersilvio Berlusconi risultano indagati, fra gli altri, col padre Silvio, il presidente Mediaset Fedele Confalonieri, l’ex responsabile del settore estero Fininvest Giorgio Vanoni e, ancora, l’ex responsabile di Fininvest Service in Svizzera Candia Camaggi e il presidente di Arner Bank, Paolo Del Bue.

13 luglio 2004. I militari del Nucleo Provinciale della Gdf di Milano perquisiscono gli uffici Mediaset.

30 luglio 2004. Il gip Maurizio Grigo concede la proroga delle indagini.

24 maggio 2005. L’inizio dell’udienza preliminare viene fissato per il 28 ottobre.

26 ottobre 2005. I legali Mediaset chiedono il trasferimento a Brescia. A Milano ci sono “64 magistrati possessori di azioni Mediaset che potrebbero figurare come parti offese”.

28 ottobre 2005. l’udienza preliminare per 14 indagati viene subito rinviata perché i Pm hanno depositato documentazione oltre il termine previsto. Diventa pubblico nel frattempo che le indagini sono state aperte nel 2001 e che i reati ipotizzati partono dal 1988.

7 novembre 2005. Inizia l’udienza preliminare – 11 novembre 2005: Il Gup Paparella respinge la richiesta di trasferimento a Brescia.

12 maggio 2006: Dopo altri tre aggiornamenti dell’udienza preliminare, il Pm De Pasquale chiede il rinvio a giudizio di Silvio Berlusconi e altre 11 persone. Chiede anche di affrettare i tempi “per il pericolo prescrizione. Non è colpa nostra se le indagini sono durate 4 anni”.

29 maggio 2006. Il legale di Silvio Berlusconi, Niccolò Ghedini, chiede di non processare il proprio assistito: “Si è dimesso il 26 gennaio 2004 dalle sue cariche in Mediaset e non ci sono testimonianze o documenti che comprovano le accuse”.

7 luglio 2006. Il Gup Paparella rinvia a giudizio Silvio Berlusconi per falso in bilancio, appropriazione indebita e frode fiscale. A giudizio altri 12 fra i quali Confalonieri.

18 giugno 2012: I Pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, nella loro requisitoria, chiedono pene comprese fra i 3 e i 6 anni di carcere per gli imputati. Per Berlusconi la richiesta di condanna è di 3 anni e 8 mesi. Secondo la Procura di Milano, il sistema organizzato da Fininvest negli anni novanta per acquisire i diritti dei film americani era finalizzato a frodare il fisco. Come? Comprando i diritti non dalle major, ma da una serie di intermediari, con un passaggio “utile” per gonfiarne il prezzo, così da poter poi stornare la “cresta” a beneficio della famiglia Berlusconi. Fininvest, quindi, secondo la tesi dei pm, avrebbe sistematicamente aumentato il prezzo dei diritti di trasmissione dei film delle major americane. In questo modo avrebbe aumentato le voci passive dei propri bilanci, con risparmi notevoli da un punto di vista dell’imposizione fiscale, riuscendo al tempo stesso a produrre fondi neri.

26 ottobre 2012. Il tribunale di Milano condanna Silvio Berlusconi a 4 anni di reclusione, di cui 3 condonati per l’indulto, e a 5 anni di interdizione dai pubblici uffici. Assolto Fedele Confalonieri. Ci sono voluti quindi quasi 6 anni (11 dall’inizio delle indagini) per arrivare alla sentenza di primo grado pronunciata dai giudici presieduti da Edoardo D’Avossa. Sei anni di “stop and go” durante i quali per ben tre volte i lavori sono stati ‘congelati’: il 25 febbraio del 2008 in attesa delle elezioni del 21 aprile successivo, il 26 settembre 2008 per il ricorso alla Consulta sulla legittimità del Lodo Alfano, il 19 aprile 2010 per una questione di legittimità costituzionale della legge sul legittimo impedimento.

18 gennaio 2013. Comincia il processo d’appello, fissato secondo la difesa in tempi “record”. I giudici della seconda Corte d’Appello, presieduta da Alessandra Galli, fermano più volte il procedimento. Anche per il secondo grado di giudizio, quindi, numerose pause dovute alla campagna elettorale, alle visite fiscali per l’uveite di Silvio Berlusconi e all’attesa per il “no” della Cassazione al trasferimento del processo a Brescia. La consulta respinge la richiesta presentata dalla difesa il 6 maggio.

8 maggio 2013. I giudici della seconda Corte d’Appello di Milano confermano totalmente la pena inflitta in primo grado e condannano l’ex premier a 4 anni di reclusione per frode fiscale (3 condonati per l’indulto) per l’acquisizione dei diritti tv Mediaset e all’interdizione dai pubblici uffici per 5 anni e a 3 anni dal dirigere società e contrattare con la Pubblica Amministrazione. La condanna conferma lo schema delineato dai giudici in primo grado secondo cui Berlusconi era il “dominus indiscusso” di un “preciso progetto di evasione”.

30 luglio 2013. Inizia il processo in Cassazione. Il Pg Antonello Mura sostiene che la gestione dei diritti tv faceva capo a Berlusconi che non poteva non sapere. “Risulta coerente la conclusione della Corte d’Appello per cui solo coinvolgendo Berlusconi nella decisione si sarebbe potuto arrestare il sistema messo in atto”. Punta all’annullamento radicale della sentenza la difesa di Berlusconi. La sentenza della Corte d’Appello di Milano che ha condannato Berlusconimuove da un pregiudizio” ed è caduta in “clamorosi travisamenti della prova”, sostiene l’avvocato Franco Coppi in aula. Da qui la richiesta di annullare la sentenza “perché il fatto non è previsto dalla legge come reato” o in subordine l’annullamento con rinvio della sentenza, qualificando la frode fiscale in concorso in fatturazioni inesistenti. La Cassazione ha confermato la condanna a Berlusconi (4 anni), ma ha deciso che sull’interdizione dai pubblici uffici dovrà essere la Corte d’Appello di Milano a ripronunciarsi, rideterminandola al ribasso.

L’ordine di esecuzione e l’interdizione dai pubblici uffici

Emesso venerdì scorso, da parte del Pm di Milano Ferdinando Pomarici,  il decreto di esecuzione con sospensione della pena per Berlusconi, condannato in via definitiva (ad un anno di pena) per il caso Mediaset. Il Cavaliere avrà un termine di 30 giorni (che parte dal 16 settembre, considerato il periodo feriale del tribunale, e arriva al 15 ottobre)  per chiedere le misure alternative al carcere: la detenzione domiciliare o l’affidamento in prova ai servizi sociali. In ogni caso, il decreto legislativo “anticorruzione” approvato dal Governo Monti, però, prevede “l’incandidabilità al Parlamento italiano ed europeo per coloro che hanno riportato condanne definitive a pene superiori a due anni di reclusione” per una serie di delitti, tra cui quelli “contro la pubblica amministrazione”, inclusa la frode fiscale. Berlusconi è stato condannato a quattro anni (anche se tre indultati, ma l’indulto cancella la pena, non il reato). Visto che la sentenza d’appello è stata emanata prima delle ultime elezioni politiche, l’incandidabilità può tradursi in decadenza dalla carica. Sulla questione però dovrà esprimersi la Giunta per le elezioni e le autorizzazioni del senato. Sfumerebbe, così, (almeno teoricamente) il progetto di Silvio Berlusconi di far “risorgereForza Italia, che sarà molto probabilmente affidata a sua figlia Marina.

Le dichiarazioni dell’ex Premier e il silenzio dei suoi Avvocati

Contrariamente a quanto presagito, l’on. Silvio Berlusconi non ha dato cenni di attacco al Governo Letta, preferendo soffermarsi sulla sentenza da lui definita “fondata sul nulla e che (mi) toglie libertà e diritti politici”, e sui giudici considerati “una variabile incontrollata ed incontrollabile”. In silenzio, invece, i legali del Cavaliere, Franco Coppi e Niccolò Ghedini, che presagendo l’insuccesso non si sono nemmeno affacciati al ‘Palazzaccio‘ per la lettura del dispositivo e sono rimasti a Palazzo Grazioli insieme a Berlusconi.

Le parole del Presidente della Repubblica e quelle del Premier Letta

A stemperare la tensione è intervenuto il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, il quale ha detto che “la strada maestra da seguire è sempre stata quella della fiducia e del rispetto verso la magistratura“. Dello stesso tenore il commento del premier Enrico Letta. Mentre in casa “Dem” non mancano le fibrillazioni di chi (vedi Vendola), dopo questa condanna, vorrebbe troncare le larghe intese. Per Beppe Grillo, invece, Berlusconi è “morto”.

Le osservazioni dei sostenitori di Berlusconi

Durante la diretta televisiva della lettura del verdetto, alla parola “annulla” pronunciata da presidente Esposito in riferimento alla pena accessoria (l’interdizione) un grido di esultanza si è levato dalla folla radunata in via del Plebiscito, tenuta dietro le transenne dalle forze dell’ordine. Poi, quando è apparso chiaro che la condanna di Berlusconi era invece confermata, è arrivato lo sconforto. “Siamo profondamente delusi, all’inizio avevamo capito che c’era stato un rinvio, ma quando abbiamo capito che era solo parziale, ci siamo resi conto che questa sentenza è veramente ingiusta”, hanno spiegato. Daniela Santanchè sottolinea lo sfondo politico della sentenza emessa, mentre Renato Brunetta afferma che “dopo Berlusconi ci sarà solo Berlusconi”.

Una sentenza “scontata

Se da un lato c’è chi evoca una incompleta applicazione del diritto dovuto agli “sconti” di pena ricevuti dal Cavaliere in seguito al già evocato indulto, dall’altro c’è chi accusa la Corte di una sentenza “scontata”, ovvero annunciata. Il richiamo è all’articolo pubblicato su “Il Giornale” da Stefano Lorenzetto, il quale sostiene che “il giudice Esposito fosse la persona meno adatta a presiedere quell’illustre consesso e a sanzionare in via definitiva l’ex Premier. Ho infatti serie ragioni per sospettare che non fosse animato da equanimità e serenità nei confronti dell’imputato. Di più: che nutrisse una forte antipatia per il medesimo, come del resto ipotizzato da vari giornali. Di più ancora: che il giudice Esposito sia venuto meno in almeno due situazioni, di cui sono stato involontario spettatore, ai doveri di correttezza, imparzialità, riserbo e prudenza impostigli dall’alto ufficio che ricopre”. Parole dure, quelle del giornalista, che continua con una dissertazione di fatti che vedrebbero il Giudice della Suprema corte protagonista di eventi ed esternazioni poco parziali rispetto al ruolo ricoperto e, quindi, capaci di inficiare il proprio status etico-professionale.

Le conclusioni

Se da un lato non si attendeva sentenza “migliore” e “piacevole” di questa (come se fosse una manna dal cielo o una liberazione da chissà quale demone), dall’altro si è arrivati ad evocare addirittura lo “spettro della Grazia” da parte del Presidente della Repubblica, pur di salvare Silvio Berlusconi da una sentenza a lui appartenente ormai da anni (come se si volesse proteggere a tutti i costi “il salvatore della Patria”).

Ciò che traspare, alla fine di questo percorso, non è altro che l’ennesima lotta “fratricida” tra politica e magistratura. Una battaglia vergognosa e serrata, che in questi ultimi anni sta prendendo il sopravvento anche sui problemi socio-economici della nostra Nazione. Insomma, per quanto pesanti e significative siano queste vicende giudiziarie, non si può focalizzare l’attenzione solo su di esse, rischiando di sottovalutare problemi ben più importanti che stanno mettendo a dura prova il nostro Paese. Occorre, in sintesi, che le istituzioni tornino ad essere più responsabili ed imparziali, e che gli “uomini di potere”, invece, non si rifugino in esse per ovviare a problemi personali. C’è in ballo il futuro di ognuno!

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