Chiusura Cocoricò 2015, veri motivi e possibilità di riapertura tra proteste e petizioni web

Pubblicato il 3 Ago 2015 - 5:03pm di Patrizia Monaco

Il Cocoricò rimarrà chiuso 4 mesi per motivi di droga ed evasione. Tra le proteste della gente son partite petizioni web affinché venga riaperto lo storico locale.

cocoricò

È di queste ore la notizia della chiusura, provvisoria, dello storico locale di Riccione Cocoricò. A distanza di poche settimane dalla morte del 16enne che proprio all’interno della discoteca incriminata aveva assunto una letale pasticca di ecstasy, arriva la decisione del questore di chiudere il Cocoricò per quattro mesi. Non appena è stata resa nota tale decisione, è esplosa la reazione del web dove le persone si sono divise sin da subito tra favorevoli e contrari al provvedimento. C’è chi pensa che chiudere il locale danneggi solo i lavoratori e non serva minimamente a combattere il problema della droga, e chi invece pensa addirittura che quattro mesi di chiusura siano pochi rispetto alla gravità di quanto successo recentemente tra le mura del locale. Sul web poi, sono nate vere e proprie petizioni e migliaia di persone hanno aderito virtualmente alle iniziative per chiedere la riapertura del Cocoricò. In mezzo al dibattito spuntano anche personaggi noti che si sono espressi in maniera varia sulla questione. Matteo Salvini, leader della Lega Nord, ha parlato della chiusura del locale come di un segnale necessario, specificando però quanto il problema reale sia di carattere prettamente culturale. Selvaggia Lucarelli, critica giornalistica che difficilmente manca all’appello quando si tratta di esprimere la propria opinione, si schiera dalla parte di chi ritiene inutile la chiusura del Cocoricò in quanto l’intensità del fenomeno droga tra i giovani resterà comunque invariato. Dello stesso parere Luca Bizzarri, attore comico che ironizza sulla questione facendo capire che con la chiusura del Cocoricò, gli spacciatori cambieranno semplicemente luogo per poter svolgere i loro sporchi comodi. Insomma, a pensarla così sono davvero tanti, tra cui anche un altro esponente politico, Daniele Capezzone, nonché il nuotatore italiano Simone Sabbioni.

Ma la questione resta un’altra. La chiusura del Cocoricò è mera conseguenza della morte del giovane ragazzo? Oppure esistono altri motivi per cui il questore ha deciso di procedere con il pugno duro?

Analizzando le esperienze passate della discoteca in provincia di Rimini, sembra che in realtà non fosse totalmente estranea a certi episodi. Nel provvedimento di licenza compaiono infatti svariati casi nei quali giovani ragazzi sono stati a contatto con droghe e conseguentemente vittime di malori proprio dopo aver frequentato il locale. Nel 2011 un 18enne si è sentito male per abuso di droga, nel 2013 un pr del Cocoricò è stato accusato per aver venduto droga ad una ragazza entrata nel locale già in stato comatoso, mentre nel 2014 un ragazzo è stato trovato morto in albergo dopo aver trascorso la notte proprio all’interno della discoteca di Riccione.

Chiusura del Cocoricò, l’ombra della maxi evasione tra i motivi del provvedimento

Le discoteche restano un punto di ritrovo per migliaia di giovani e quasi sempre vengono effettuate selezioni all’ingresso. La verità è però che troppo spesso il criterio di scelta si basa esclusivamente sul look più appropriato e poco su ciò che poi effettivamente entra all’interno del locale. Probabilmente non è colpa di tutte le discoteche se accadono certe cose, ma in certi casi basterebbe semplicemente una selezione più accurata per bloccare certe tragedie sul nascere.

In ogni caso, tra i motivi della chiusura del Cocoricò spicca un’altra questione che in molti tendono a scansare ma che giustificherebbe ulteriormente il provvedimento del questore. Dopo la recente morte del 16enne Lamberto Lucaccioni, la Guardia di Finanza ha fatto partire una maxi indagine riguardante i 5 anni precedenti all’attuale gestione. Quanto dichiarato al Fisco si è rivelato ben inferiore rispetto agli effettivi ricavi del locale e si è quindi proceduto come di dovere. Ripetiamo, non è stato arrestato il nuovo gestore della discoteca ma la notevole scoperta sarebbe andata ad aggiungersi alla sospensione di licenza per cui si stava già ipotizzando la provvisoria chiusura del Cocoricò.

A commentare la vicenda arrivano le parole del sindaco di Riccione, Renata Tosi: “Si tratta di un provvedimento esemplare e, a seguito delle scoperte della Guardia di Finanza, si capisce che non si era a conoscenza di tante cose e che le dimensioni del quadro generale si sono rivelate notevoli. Da parte mia comunque, per il provvedimento sarebbe stata sufficiente la vicenda del ragazzino di 16 anni. Adesso forze politiche e gestori dovranno riflettere su come si è giunti a questo punto”.

Secondo il prefetto Giuseppa Stranotutti siamo stati giovani e forse tentati dalla trasgressione, ma adesso si è superato il limite. Si tratta di un problema di valori”.

Intanto arrivano i dati degli esperti secondo i quali ben 1 milione e mezzo di giovani fanno uso di droghe, in una fascia d’età che rientra tra i 15 e i 24 anni. Principalmente usate sono ecstasy, cannabis, droghe sintetiche e un pericoloso livello di alcool che raggiunge addirittura una quantità settimanale vicina al quadruplo del consumo di una persona normale. Viene poi puntato il dito verso lo Stato che negli ultimi 10 anni ha tagliato circa un miliardo di euro di fondi destinati alle comunità di recupero, consultori e progetti sociali di sensibilizzazione.

Info sull'Autore

Nata nella provincia di Roma, è trascorrendo l'adolescenza nella capitale che inizia a coltivare la propria passione per il giornalismo. Amante della bella musica, della buona politica e dell'impegno sociale, continua giorno dopo giorno a coltivare la sua innata curiosità muovendosi tra i più svariati ambiti della comunicazione.

2 Commenti finora. Sentitevi liberi di unirsi a questa conversazione.

  1. danika 4 agosto 2015 at 20:38 - Reply

    Credo che i gestori di questi drugstore debbano prendersi le loro responsabilità. .se a casa mia un amico spaccia droga, anch’io finisco in carcere..quindi… facciano in modo che i loro locali nn siano piazze di spaccio..ben vengano le proposte dell’ultimo minuto. ( controllo delle persone che entrano, divieto ai minorenni. .ecc ecc..) espletate dopo che gli han chiuso i locali (!!!))…..va da sé che il problema va affrontato all’origine. …sono le famiglie i grandi assenti nell’educazione di questi sbandati che vedono nell’oblio assoluto una risposta al vuoto di valori che li circonda…

  2. Maurizio 5 agosto 2015 at 18:50 - Reply

    Sono pienamente convinto che tutti i proprietari delle discoteche siano a conoscenza che nei loro locali girano sostanze stupefacenti. Fino a quando nessuno crepa, fanno finta di non saperne niente e girano la testa dall’altra parte.
    Quando poi, qualcuno ci rimette le penne, e gli viene chiuso il locale, allora gridano che non è giusto e tirano fuori la testa dalla sabbia, neanche fossero degli struzzi.
    Ebbene, è ora che i signori proprietari delle discoteche ci mettano del proprio per arginare il fenomeno dello spaccio nei loro locali.

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