Conseguenze Elezione Trump Presidente USA: cosa cambia in economia e politica, è meglio o peggio per l’Italia?

Pubblicato il 10 Nov 2016 - 11:52am di Ubaldo Cricchi

I sondaggi hanno fallito miseramente e il mondo ha accolto con grande sorpresa (e alcuni con un po’ di imbarazzo) la vittoria di Donald Trump alle Presidenziali statunitensi: con le mente un po’ più fredda cerchiamo di capire quali possono essere le conseguenze dell’elezione di Trump e cosa cambia in economia e in politica, dando uno sguardo particolare agli effetti che potranno coinvolgere anche l’Italia.

Trump presidente USA: quali sono le conseguenze?

Donald Trump è uscito trionfatore al termine di una campagna elettorale che la maggioranza degli americani ha definito la peggiore di sempre (ma possiamo ancora fidarci dei sondaggi?): la sorpresa è stata tanta, ma dopo la disperazione di alcuni e la gioia di altri espressa sui social network e le tante chiacchiere sulla nuova first lady è arrivato il momento di capire cosa succedere ora. Non dobbiamo dimenticare che l’imprenditore di New York sta per prendere le redini della più grande potenza economica e militare del mondo, quindi è il caso di fare delle previsioni su quali possono essere le conseguenze della sua elezione a presidente degli Stati Uniti.

Prima di tutto bisogna capire una cosa: difficilmente potranno essere attuate tutte le misure di cui ha parlato Trump durante la campagna elettorale: entrambi i candidati hanno alzato i toni, cavalcando l’onda emotiva e parlando allo stomaco (più che al cervello e al cuore) dei cittadini statunitensi. Ad ogni modo, a livello finanziario gli analisti avevano previsto un crollo dei mercati e in parte hanno avuto ragione: i futures USA hanno perso svariati punti percenutali, le borse sono andate in rosso, il Dollaro si è indebolito contro le valute principali, mentre sono schizzati i prezzi dei beni rifugio, sempre più ricercati dagli investitori spaventati dalla tanta incertezza e dall’eccessivo grado di volatilità della giornata di ieri. In realtà nel giro di poche ore i mercati hanno iniziato a metabolizzare l’elezione di Trump e di fatto il crollo si è assottigliato.

Gli effetti sull’economia

Ora bisogna pensare al di là dell’oggi e del domani e aprire gli orizzonti ad un’analisi di medio/lungo periodo. Ci sono alcuni punti del programma di Trump che fanno pensare che la fase discendente dei mercati possa durare un po’: innanzi tutto lui vorrebbe forzare le grandi imprese statunitensi a riportare in suolo americano le produzioni che sono state spostate in Cina negli anni passati; gli investitori non vedranno di buon occhio questa situazione almeno fino a quando Trump non spiegherà bene come questo “rientro” debba avvenire e se ci saranno degli incentivi a favore delle aziende che si adegueranno. E poi c’è il capitolo relativo alla politica estera: ancora non sappiamo come si muoverà il nuovo presidente su temi come Siria e petrolio (e qua sono in molti ad avere paura), ma sono note le sue intenzioni in merito ai rapporti con Cina e Messico; per i prodotti che arrivano da questi due Paesi è prevista l’introduzione di dazi molto salati, ma la cosa potrebbe dare vita ad uno scontro commerciale che coinvolgerebbe l’intera economia globale. Terzo punto non gradito dai mercati: Trump è una “testa calda” e qualcuno nutre dei forti dubbi sul fatto che possa mantenere sempre dei buoni rapporti con il Congresso, cosa che potrebbe rendere la politica interna meno stabile e incerta; e sappiamo che l’incertezza non rientra tra le cose preferite dai mercati.

Quanto potrebbe durare questa fase negativa? Difficile dirlo, ma ci sono anche degli aspetti che potrebbero attenuare il crollo e riportare il segno positivo. Bisogna considerare che Trump è un imprenditore esperto, conosce i meccanismi e gli investimenti per far crescere un’azienda: queste capacità potrebbero anche portare benefici al settore industriale a stelle e strisce. Bisogna poi considerare che il nuovo presidente ha già annunciato che per contrastare l’Isis aumenterà la spesa per la difesa e fatti di questo tipo, dati storici alla mano, hanno sempre avuto effetti positivi sul Pil statunitense.

Lo ha dichiarato miliardi di volte nel corso di questi mesi: Trump vuole rendere l’America di nuovo grande. Il magnate è stato iper critico nei confronti dell’attuale condizione del commercio degli Stati Uniti; le sue proposte in campo economico si basano essenzialmente sulla creazione di nuovi posti di lavoro e sul taglio delle tasse, mentre in campo commerciale vuole recuperare quel mercato che, secondo lui, Cina, Messico e Giappone gli avrebbero rubato. Appare evidente che a Trump non piacciono molto gli accordi commerciali stipulati da chi l’ha preceduto e ha promesso di cambiarli (se non addirittura eliminarli) per ridare priorità all’America.

La politica estera

Il 45° presidente USA ha avuto parole poco dolci anche nei confronti della politica estera seguita attualmente dal Paese: dopo aver criticato le scelte relative alla guerra in Iran, al rovesciamento del governo libico e il modo in cui è stata finora contrastata la minaccia terroristica, Trump ha dichiarato che non ci sarà spazio per un rapporto con Israele, che si riaprirà il negoziato sul nucleare in Iran e che i “suoi” Stati Uniti andranno molto d’accordo con la Russia di Putin. Inoltre Trump vorrebbe un’America politicamente imprevedibile, in modo da impedire agli avversari di anticipare le sue mosse.

E poi c’è il capitolo immigrazione: il neo eletto presidente USA già in passato è stato accusato di razzismo; parlare di un muro al confine con il Messico di sicuro non gli ha tolto questa nomea; tra gli obiettivi c’è l’espulsione degli 11 milioni di immigrati clandestini arrivati dal confine meridionale. Ma non ci sono solo i messicani nella lista dei “non benvenuti” di Trump: ha parlato anche di una chiusura temporanea nei confronti di tutti i musulmani, almeno finché non si riuscirà a capire cosa sta realmente accadendo nel mondo.

Cosa cambia per l’Italia?

Cerchiamo di capire cosa potrebbe cambiare per l’Italia. Il premier Matteo Renzi subito dopo l’elezione di Trump si è voluto congratulare e ha ribadito di essere sicuro che l’amicizia tra gli Usa e il nostro Paese continuerà ad essere solida. Beppe Grillo ha dichiarato che l’8 novembre è stato un Vday pazzesco; Matteo Salvini ha detto che l’elezione di Trump è una buona notizia, perché lui mette al primo posto valori come sovranità, coraggio, lavoro e sicurezza. Raffaele Fitto ha voluto far notare che il risultato di queste elezioni conferma quanto mostrato già qualche mese fa con la Brexit: le elites non capiscono più il popolo. Al di là di questi messaggi però bisogna fare alcune riflessioni. Quando c’è una turbolenza internazionale l’Italia risulta essere un po’ più penalizzata perché il mercato tiene conto della sua fragilità, figlia di una crescita troppo bassa e un debito troppo alto. Un rischio è rappresentato dagli sviluppi relativi al TTIP, ovvero il trattato economico euroamericano: nel 2018 verrà ripreso, ma visto come la pensa Trump sugli accordi in essere si può prevedere quantomeno una sua rielaborazione. Bisognerà vedere se le paventate politiche protezionistiche a favore di prodotti americani (che si tradurrebbero in dazi e altri ostacoli per i prodotti d’importazione) porteranno problemi per quanto riguarda il nostro export; in linea di massima c’è ottimismo, perché gli USA si sono dimostrati tanto affezionati al nostro Paese e ai nostri prodotti (attualmente viene mandato negli Stati Uniti un miliardo di prodotti dell’agroalimentare italiano). Quindi, al di là dei problemi di breve periodo sui mercati finanziari, non sembra che il nostro Paese subirà delle conseguenze negative a livello economico, anche se sarebbe cosa buona e giusta cercare di rafforzare il legame (extra-UE) con la nuova amministrazione americana.

A livello politico si tende ad escludere effetti diretti: ogni Paese ha il suo popolo elettore con i suoi gusti e i suoi interessi, ma è difficile non prevedere effetti indiretti. E questo, secondo alcuni, potrebbe essere il momento migliore per coloro che riescono a presentarsi come quelli che sono in grado di rompere le regole: in un’America in cui la classe media si è impoverita (come anche in Europa) il modello del tycoon anti-sistema ha avuto ottimi risultati, si può pensare che chi riesce a trasmettere la voglia di mettere al primo posto gli interessi degli italiani, magari battendo i pugni per ottenere di più anche in ambito UE, possa sfruttare questa scia.

Info sull'Autore

Sardo trapiantato in Umbria, bachelor in informatica, sono un web designer e articolista. Convinto oppositore della scrittura in stile SMS, adoro gli animali e la musica.

1 Commento finora. Sentitevi liberi di unirsi a questa conversazione.

  1. Lauretta 17 Novembre 2016 at 14:19 - Reply

    sono molto perplessa sul nuovo presidente degli Stati Uniti

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