Doping, nuovi dati dagli hacker in Russia: definizione e atleti coinvolti

Pubblicato il 16 Set 2016 - 9:33am di Lorenzo D'Ilario

Un gruppo di hacker russi che si fa chiamare “Fancy Bear” ha illegalmente ottenuto l’accesso all’archivio elettronico della WADA, l’Agenzia Mondiale Antidoping, tramite un account del Comitato Olimpico Internazionale creato per le Olimpiadi di Rio 2016, venendo a conoscenza di dati medici confidenziali quali le esenzioni a fini terapeutici fornite dalle Federazioni sportive internazionali e dalle Organizzazioni nazionali antidoping. Con ogni probabilità si tratta di una rappresaglia contro la stessa Agenzia e il sistema antidoping mondiale a seguito della nota indagine che ha svelato un programma di “doping di Stato” che coinvolgeva gli atleti russi ed ha portato all’esclusione della Federazione Russa dalle ultime Olimpiadi. Dopo la prima parte dedicata esclusivamente agli olimpionici statunitensi, tra cui l’astro nascente della ginnastica Simone Biles, le tenniste Serena e Venus Williams e la cestista Elena Delle Donne, i pirati informatici russi hanno appena diffuso un nuovo elenco di venticinque atleti, nel quale figurano anche i ciclisti britannici Chris Froome e Bradley Wiggins. Tutti gli atleti coinvolti, a cui dovrebbero seguirne altri alla luce dell’intenzione di pubblicare il materiale hackerato in più tranche, avrebbero ottenuto l’autorizzazione ad assumere sostanze dopanti, la cosiddetta “esenzione a fini terapeutici”, per curare malattie per le quali l’unico rimedio è il ricorso a farmaci inseriti nella Lista delle sostanze dopanti approvata dalla WADA.

Doping: l’attacco informatico e la risposta degli atleti coinvolti

“Dopo uno studio dettagliato dei database hackerati della WADA, abbiamo scoperto che decine di atleti statunitensi sono risultati positivi. I medagliati delle Olimpiadi di Rio de Janeiro hanno usato regolarmente potenti droghe giustificate da certificati che ne attestavano l’uso terapeutico. In altre parole hanno ottenuto una licenza per fare uso di doping. Questa è un’altra prova che la WADA e il Dipartimento scientifico e medico del Comitato Olimpico Internazionale sono corrotti e disonesti”. Queste le pesanti accuse mosse dal sito divulgatore “Fancy Bear”. Non si è fatta attendere la replica degli atleti chiamati in causa, che sottolineano come abbiano sempre seguito le regole e non possono vergognarsi del fatto che l’assunzione di determinate medicine fosse necessaria per la loro salute. “Mi dispiace apprendere che i miei dati medici privati siano stati compromessi da hacker e pubblicati senza il mio permesso. Ho seguito le regole stabilite nel programma antidoping del tennis per ottenere l’esenzione a uso terapeutico, la cui approvazione avviene dopo un procedimento rigoroso, al quale ho aderito, in presenza di condizioni mediche serie”. Questo il comunicato stampa con cui per prima ha respinto le accuse al mittente Venus Williams, che si è fatta portavoce del pensiero di tutti gli olimpionici coinvolti.

Cos’è la “Therapeutic Use Exemption” (TUE)?

Gli atleti possono trovarsi in condizioni di salute che richiedano l’uso di particolari farmaci o trattamenti. Le sostanze o i metodi a cui potrebbero ricorrere possono essere compresi nella Lista delle sostanze e dei metodi proibiti approvata dalla WADA. In tale ipotesi va attivata la procedura per l’ottenimento di una esenzione a fini terapeutici (TUE). L’esenzione a fini terapeutici è un certificato che consente ad un atleta di assumere una sostanza altrimenti proibita durante o al di fuori di una competizione sportiva. Qualsiasi atleta che, per motivi di salute, necessita di assumere un farmaco o di praticare un metodo proibito può richiedere alla propria Federazione nazionale o all’Organismo internazionale di riferimento un’esenzione a fini terapeutici. Una richiesta di esenzione sarà presa in considerazione solo in stretta conformità con i seguenti criteri: l’atleta potrebbe subire un grave danno alla propria salute se l’assunzione della sostanza vietata o la pratica del metodo proibito fossero sospesi nel corso del trattamento di una patologia medica acuta o cronica; l’uso terapeutico della sostanza vietata o del metodo proibito non produca alcun miglioramento supplementare della prestazione oltre al ripristino di un normale stato di salute in seguito al trattamento di una documentata patologia medica; non vi è alcuna ragionevole alternativa terapeutica all’uso della sostanza vietata o del metodo proibito; la necessità di utilizzare la sostanza o il metodo altrimenti proibiti non può essere conseguenza, in toto o in parte, di un precedente utilizzo di qualsivoglia sostanza o metodo che fosse proibito al momento in cui se ne era fatto uso.

Definizione di doping

L’art.1 della legge n.376/2000 sancisce il divieto di doping, intendendo come tale “la somministrazione o l’assunzione di farmaci o di sostanze biologicamente o farmacologicamente attive e l’adozione o la sottoposizione a pratiche mediche non giustificate da condizioni patologiche ed idonee a modificare le condizioni psicofisiche o biologiche dell’organismo, al fine di alterare le prestazioni agonistiche degli atleti”. La legge, inoltre, equipara al doping la somministrazione di sostanze proibite e l’adozione di pratiche vietate, finalizzate e comunque idonee a modificare i risultati dei controlli antidoping.

Il Codice Wada non provvede ad una definizione di doping ma si limita a riportare tutte le circostanze e i comportamenti che costituiscono una violazione delle regole antidoping: la presenza di una sostanza vietata o dei suoi metaboliti o marker in un campione biologico dell’atleta; l’uso o il tentato uso di una sostanza vietata o di un metodo proibito, il rifiuto o l’omissione, senza giustificato motivo, di sottoporsi al prelievo dei campioni biologici previa notifica, in conformità con il vigente regolamento antidoping, o il sottrarsi in altro modo al prelievo dei campioni biologici; la violazione  delle condizioni previste per gli atleti che devono sottoporsi ai test fuori delle competizioni, incluse la mancata comunicazione di informazioni utili per la reperibilità e la mancata esecuzione di test richiesti in conformità con le norme vigenti; la manomissione o il tentativo di manomissione di una parte qualsiasi dei controlli antidoping; il possesso di sostanze vietate e metodi proibiti; il traffico illegale di sostanze vietate o metodi proibiti; la somministrazione o la tentata somministrazione di una sostanza vietata o di un metodo proibito ad un atleta, o altrimenti fornire assistenza, incoraggiamento e aiuto, istigare, dissimulare o assicurare complicità in altra forma in riferimento a una violazione o tentata violazione delle regole antidoping.

In conclusione, non si può assolutamente gridare allo “scandalo doping” dal momento che tutti i farmaci sono stati assunti sotto prescrizione medica e, quindi, in maniera lecita. Piuttosto che sputare fango sugli atleti, pubblicando dati personali ed estremamente riservati per metterne in dubbio la pulizia e l’integrità morale, si dovrebbe aprire un dibattito serio sull’eventualità che alcune esenzioni vengano concesse in maniera troppo generosa e possano mettere alcuni atleti in posizioni di vantaggio rispetto ad altri. Il “doping legalizzato” è un vecchio problema che non si è mai voluto affrontare in passato ma adesso non diamolo in pasto a chi intende servirsene soltanto per l’ennesima “guerra fredda”. Altrimenti la domanda sorge spontanea: a che gioco stiamo giocando?

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  1. Roberto Bianchini 16 Settembre 2016 at 15:03 - Reply

    Viva l’ingenuità. Di primo acchito, le dico che se gli atleti “sotto accusa” dicono di essere nel giusto, il WADA dovrebbe non dico pubblicare le motivazione delle TUE concesse, ma quanto meno rendere pubblico l’elenco delle persone che ne hanno fatto richiesta. Sarebbe un esempio di correttezza sportiva, per tutti gli altri, sapere che si sta gareggiando contro una persona che è “in cura”.
    In seconda istanza, le chiedo, ma non le sembra un po’ strano che numerosi degli atleti vincitori di medaglia siano sotto TUE. Alcuni non riescono nemmeno a recuperare lo stato di forma, mentre questi signori, supereroi evidentemente, fanno incetta di medaglie…
    Ad maiora

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