Economia Cina, situazione ancora in crollo: effetti devastanti sul prezzo del petrolio

Pubblicato il 7 Gen 2016 - 12:13pm di Ubaldo Cricchi

L’economia della Cina sta influenzando in modo pesante sia l’andamento delle Borse europee che il prezzo del petrolio. A Piazza Affari il Ftse Mib ha registrato una cessione superiore al 3%, anche se poi c’è stato un piccolo recupero: c’è stata un’ulteriore conferma che gli investitori stanno reagendo alle notizie che provengono dalla Cina.

shanghai borsa

Per la seconda volta nel giro di una settimana i listini cinesi sono stati bloccati per eccesso di ribasso: Shanghai e Shenzen hanno chiuso con un calo giornaliero del 7,3% e dell’8% e rinviando gli scambi a domani. In calo anche Tokyo, che perde il 2,3%. In uno scenario di questo tipo, considerando anche il percorso intrapreso dalla Fed con una diversa politica monetaria, era inevitabile una reazione dei listini.

Crollo economia Cina: gli effetti sul prezzo del petrolio

Ad aggiungere ulteriore pessimismo c’è il prezzo del petrolio. Nel giorno dell’Epifania il Brent aveva toccato il suo minimo degli ultimi undici anni, ma il suo prezzo ha continuato a scendere. Il barile del Mare del Nord è arrivato a toccare quota 32,7 dollari, mentre il Wti ha raggiunto i 32,69. Il calo è causato da due fattori particolarmente caldi in questi giorni: il primo è la nuova svalutazione dello yuan, il secondo è lo scontro (che per il momento rimane a livello politico) tra l’Iran e l’Arabia Saudita. Andiamo con ordine: il nuovo deprezzamento della valuta cinese viene vista come una testimonianza della debolezza dell’economia della Cina. Gli operatori sono convinti che a Pechino la situazione sia ancora più grave di quanto non sia dimostrato dagli indicatori ufficiali (che sono già deludenti) e si può ipotizzare che a livello globale la domanda della commodity sia destinata a scendere: questo, ovviamente, ha un effetto negativo sui prezzi.

Le tensioni tra Arabia Saudita e Iran

prezzo petrolioE poi, come detto, c’è la situazione tra Iran e Arabia Saudita: dopo l’esecuzione da parte di Riad di Nimr al-Nimr, leader sciita, i rapporti tra i due Paesi, entrambi membri dell’Opec, si sono raffreddati (per non dire congelati). La cosa influisce su un mercato del petrolio che è già sotto l’effetto della lotta dei prezzi portata avanti dai vari Stati produttori. L’Arabia Saudita può vantare una posizione privilegiata (produce 10,15 milioni di barili ogni giorno), ma sta attuando una strategia mirata per conquistare una quota di mercato ancora maggiore: imponendo dei prezzi bassi in pratica impedisce ai concorrenti di mantenere la loro posizione. Secondo alcuni però i sauditi corrono il rischio di farsi scivolare di mano la cosa.

Per gli investitori la liquidità non è più scontata

E poi c’è la nuova politica monetaria restrittiva della Fed: gli investitori ora sanno di non avere più le spalle coperte e hanno capito che la liquidità senza limiti sta perdendo di efficacia. Per questo l’attenzione riservata alle variabili geopolitiche e macroeconomiche diventa ancora maggiore. Nonostante il Quantitative Easing rafforzato della Bce sia ancora in piedi, la sensazione è che la liquidità non venga più considerata scontata, così come ci sono forti dubbi sulla capacità della Banca del Popolo di Pechino di gestire la crisi dell’economia della Cina. Tutti aspetti che non fanno altro che aumentare il nervosismo sui mercati occidentali.

Sul mondo azionario le cose sembrano più tranquille per quanto riguarda il reddito fisso. Il Btp decennale ha un rendimento dell’1,5% e uno spread con il Bund che si aggira intorno ai 100 punti base. Il Bonos invece segna un tasso dell’1,68%, ma il differenziale con il corrispettivo tedesco è di 119 punti base. L’euro si mantiene sugli stessi livelli di ieri, scambiato a 1,007 con il dollaro.

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Sardo trapiantato in Umbria, bachelor in informatica, sono un web designer e articolista. Convinto oppositore della scrittura in stile SMS, adoro gli animali e la musica.

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