Il Piddino

Pubblicato il 9 Mar 2013 - 2:00am di Piotr Zygulski

Il piddino e il luogocomunismo

Con questo articolo inauguriamo la rubrica “Il piddino“. Una rubrica settimanale del nostro collaboratore Piotr Zygulski.

Buona lettura.


 

Innanzitutto è doverosa un po’ di chiarezza dal punto di vista terminologico. Quando parliamo di piddino lo facciamo nel significato attribuito a questa parola da Alberto Bagnai e da Fabrizio Tringali.  In tal senso ci riferiamo non tanto all’elettore, all’attivista o all’eletto del Partito Democratico (che, se ne fosse il caso, definiremo PDino), quanto al membro generico appartenente al ceto medio semicolto (CMSK) che potrebbe albergare in vari movimenti e partiti politici, oppure – forse in misura minore – potrebbe anche non votare. Quello che contraddistingue il piddino è il suo luogocomunismo, asservito al Pensiero Unico del Politically Correct. Potremmo dire che si tratta di una vera e propria figura antropologica, che si declina solitamente in due delle varianti descritte da Nietzsche: quella dell’Eremita (colui che non è ancora informato) e quella dell’Uomo Superiore (che, pur essendo informato, si comporta come se non lo fosse).

In questa rubrica intendo pertanto smascherare alcuni dei tanti luoghi comuni che ci vengono propinati quotidianamente dai mezzi di comunicazione e che ritroviamo nei discorsi comuni ripetuti nelle piazze, reali e virtuali, ove tali leggende metropolitane, se non riconosciute quali sono, possono godere di una notevole risonanza, persino virale. Infatti ritengo, coerentemente con la linea editoriale di questa finestra sul mondo, che l’opinione pubblica possa definirsi tale solo se è correttamente informata, se approfondisce e se possiede gli strumenti critici che le consentano – desacralizzando il reale – di distinguere il vero dal falso, in un momento in cui la notevole inflazione di flash news tende ad occultare le nicchie di corretta informazione. Questo non significa assolutamente credersi immuni da condizionamenti ideologico-culturali, che sono di per sé inestirpabili, in quanto connaturati all’aspetto simbolico della natura umana, la quale tende a dare un senso comunitario alle proprie azioni e a quanto ci circonda; chi pensa invece di prescindere dalle ideologie è destinato a ricaderne in ben più gravi.

Infine, auspico che il mio possa essere anche un contributo per restituire un senso alle parole. Lo scrittore Philip K. Dick affermò che “lo strumento fondamentale per la manipolazione della realtà è la manipolazione delle parole. Se puoi controllare il significato delle parole, puoi controllare le persone che devono usare le parole”.

Quindi converrete che non si tratta di un vano esercizio di esegesi e di ermeneutica, ma uno stimolo a riflettere sulle tante cose che diciamo, cui spesso – vuoi per ingenua presunzione, vuoi per scialla (e scialba) nonchalance – non diamo adeguato peso. Spero che possa essere d’aiuto per un uso della nostra lingua più sobrio, appropriato e coerente con il nostro agire pratico.

Info sull'Autore

Piotr Zygulski nasce a Genova da padre polacco e madre italiana, vive da sempre a Cogoleto (GE) dove è impegnato in numerose attività sociali e culturali, tra cui quella di segretario della Consulta Giovanile comunale. Si è diplomato a pieni voti con la tesina "Costanzo Preve: la passione durevole della filosofia" pubblicata nel 2012 dalla casa editrice Petite Plaisance di Pistoia. Attualmente frequenta il corso di laurea in Economia e Commercio all'Università di Genova. Collabora inoltre saltuariamente con le riviste online Comunismo e Comunità, Megachip e Arianna Editrice.

5 Commenti finora. Sentitevi liberi di unirsi a questa conversazione.

  1. Guido Guastalla 25 marzo 2013 at 10:59 - Reply

    Una delle maggiori ambiguità terminologiche è l’uso del termine centrosinistra con o senza il trattino in relazione alla sinistra del PD (che lo è solo nel senso della continuità col vecchio apparato PCI specie nelle regioni rosse) e di SEL in rapporto alla nascita di tale termine in funzione di contrapposizione al comunismo.
    Spero che questo proponimento di di svelamento dell’uso scorretto del politcally correct continui.
    Buon lavoro
    Guido Guastalla

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