La Maddalena, dal nucleare alle fiamme. Passando per il G8 che non c’è

Pubblicato il 8 Mar 2015 - 9:59am di Irene Masala

Un semplice contro circuito scaturito dai pannelli solari pare essere la causa del primo incendio divampato ieri intorno alle 11 nelle strutture dell’ex Arsenale di La Maddalena, le stesse che avrebbero dovuto ospitare il G8 nel 2009, poi spostato all’Aquila in seguito al terremoto. Il secondo, divampato verso le 13, ha colpito l’ala opposta della struttura, passata dal totale disuso alla distruzione in poche ore.
I due incendi consecutivi hanno interessato un’area ricoperta da pannelli solari e da sistemi di isolamento termico per circa 600 metri quadri, ed è al momento difficile calcolare l’entità dei danni.

“Dicono che a distruggere l’ex Arsenale di La Maddalena sia stato un corto circuito. È un disastro immane di cui si dimettano tutti i responsabili. È un caso che gli incendi siano avvenuti proprio in seguito alle denunce sul degrado e abbandono di un patrimonio unico . Quello che sta avvenendo a La Maddalena in questo istante è incredibile. Centinaia di milioni di euro in fiamme”. Queste le accuse del deputato ed ex governatore sardo, Mauro Pili, che commentano le immagini dell’incendio postate sul suo profilo Facebook.
Dure anche le parole della regione espresse su un comunicato stampa in seguito all’incidente: “Il rilancio della Maddalena è stato bloccato prima dal trasferimento all’Aquila del G8, poi dalla scoperta della pessima politica che stava dietro l’uso improprio della protezione civile nazionale per accelerare i progetti al di fuori di ogni controllo e dalla conseguente indagine della magistratura”. Parole che fanno trapelare come l’origine del problema vada ben oltre il confine regionale e nazionale.

La “Casa di Vetro” è stata costruita sulle fatiscenti strutture militari ormai  in completo disuso, risalenti al 1972, quando il governo Andreotti diede il via libera all’insediamento, nell’Isola di Santo Stefano, di una base navale Usa di appoggio per sommergibili a propulsione nucleare. Dismessa nel 2008, la base è stata in parte trasformata in  hotel di lusso e sale conferenza pronte ad accogliere il G8 fantasma, per la modica cifra di 300 milioni di euro.

A questi sprechi si aggiunge il disastro ecologico causato dalle mancate bonifiche in un luogo da molti considerato patrimonio dell’umanità per la bellezza paesaggistica e ambientale. Bonifiche che sono tutt’ora oggetto di indagine della Magistratura e che vedono indagate 17 persone, tra cui Guido Bertolaso, ex capo della Protezione Civile per falso in atti pubblici, truffa ai danni dello Stato e inquinamento ambientale.

Insomma oltre alla beffa si aggiunge così il danno provocato da questi incendi, che se non altro puntano per un giorno il riflettore su una questione scomoda e spesso dimenticata.

Info sull'Autore

Laureata in Scienze Politiche e Giornalismo ed Editoria, da anni si occupa di geopolitica e relazioni internazionali, con particolare interesse per il Medio Oriente e il conflitto arabo-israeliano. Due grandi passioni, scrivere e viaggiare, l'hanno portata a trascorrere gli ultimi sei anni tra Roma, Valencia e Israele/Palestina. Ha inoltre frequentato il Master in Giornalismo Internazionale organizzato dall'IGS (Institute for Global Studies) e dallo Stato Maggiore della Difesa, nell'ambito del quale ha avuto modo di trascorrere due settimane come giornalista embedded nelle basi Unifil in Libano.

1 Commento finora. Sentitevi liberi di unirsi a questa conversazione.

  1. Pier Luigi Caffese 13 marzo 2015 at 12:43 - Reply

    Ci sono responsabilità politiche del Presidente Sardegna,del Governo e Bertolaso perchè io feci un precisp progetto di utilizzo alghe sia in algoterapia che in biofuels con gli scarti.Poi si diede il sito ristrutturato alla marcegaglia,oggi presidente Eni,che non gli importa niente di valorizzare il sito,mentre io feci un piano preciso ma non piaceva all’Eni e presid.Sardegna.

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