Lo chiamavano Jeeg Robot, recensione con trama e video trailer ufficiale del film con Claudio Santamaria

Pubblicato il 25 Feb 2016 - 2:10pm di Francesco Salvetti

Lo chiamavano Jeeg Robot esce oggi al cinema, giovedì 25 febbraio, e vede l’esordio sul grande schermo per Gabriele Mainetti, pronto a dirigere la storia di un originale supereroe italiano.

Trama “Lo chiamavano Jeeg Robot” e video trailer ufficiale

Enzo Ceccotti è un criminale, vive di espedienti e piccoli furti, mangia yogurt alla vaniglia e guarda continuamente, nella sua topaia di Tor Bella Monaca, film a luci rosse. È quando un colpo va male che Enzo scapperà sino a tuffarsi nel Tevere e incappare in un incidente che gli cambierà la vita.

Recensione del film “Lo chiamavano Jeeg Robot”

Medium, Makabar, Atoman e Killer, Atomic. Vi starete chiedendo: “Chi sono?”. Basta andare su internet e consultare la storia dei più grandi supereroi italiani targati Marvel e Dc Comics.

Recentemente è uscito nelle sale “Il ragazzo invisibile”, prima rischiosa operazione nel realizzare un superhero movie bianco, rosso e verde. La storia si incentra su un ragazzino di Trieste pieno di problematiche adolescenziali, che improvvisamente acquisisce il dono dell’invisibilità. Interessante il contrasto invisibilità-adolescenza, possibile punto da cui sviluppare una trama con un linguaggio reale che ponesse continuamente di fronte questi due elementi. Purtroppo, seppur molto competenti (dimostreranno poi il loro vero valore nella serie “1992”), disegnano una sceneggiatura schematica sulla classica storia del supereroe, con una flebile base di problematiche adolescenziali e incassano appena 5 milioni di euro, cifra modesta che tuttora mette in dubbio i produttori riguardo l’eventuale seguito.

Nessuno sapeva che mentre era in sala “Il ragazzo invisibile” un altro giovane, romano, protagonista a fianco di un giovanissimo Elio Germano nel 1999 in “Il cielo in una stanza”, stava lavorando ad un suo progetto dal nome “Lo chiamavano Jeeg Robot”.

Il film non si vuole mettere a confronto col precedente lavoro di Salvatores, ma ha l’ambizione di fare da spartiacque per la creazione di un nuovo filone per un genere totalmente nuovo al nostro Paese, partendo da un pilastro come Gabriele Mainetti che dopo aver abbandonato il ruolo da attore si concentra nell’apprendere le tecniche di regia. Questa sua grande competenza nell’uso della telecamera la si nota subito nella prima sequenza del film, quando con l’utilizzo di un drone ci regala un piccolo viaggio per i tetti di Roma sino ad entrare nella scena che dà inizio alla pellicola, dove Santamaria scappa inseguito dai poliziotti.

Utilizzo preciso della telecamera, un gran direttore della fotografia come Michele d’Attanasio, lo scenografo Massimiliano Sturiale che rende credibili la casa di Enzo e il covo dello Zingaro: tutto questo ha dato vita ad un prodotto che, seppur d’intrattenimento, è un importante biglietto da visita nel cinema per il regista, Gabriele Mainetti.

Video recensione esclusiva

Scrivere, pensare, creare e mettere in pratica: i segreti de “Lo chiamavano Jeeg Robot”

Il cinema è un’esperienza di gruppo che lo spettatore vive singolarmente”, frase maledettamente vera. Se in “Lo chiamavano Jeeg Robot” emergono le capacità di Gabriele Mainetti e di tutta la sua troupe, oltre che ampiamente competente è anche ben supportata da sceneggiatori e cast di altissimo livello.

Guaglianone e Menotti elaborano e scrivono una storia lontana dal pacchetto “Marveliano” di supereroe. Il protagonista è già un reietto della società, senza che lo diventi come ad esempio nei vari X-Men, e la sua mole positiva maturerà nel tempo. Il linguaggio è vero, credibile, mai banale e contestualizzato al mezzo di fruizione cinematografico, fotografando una periferia in cui si parla veramente nello stesso modo in cui recitano i protagonisti del film.

Realismo presente anche nella stesura del plot in quanto viene inserito, anticipando le stragi di Parigi, il terrore degli attentati, non solo una semplice storia ma vera attualità. Una paura, quella delle bombe, che ricorda il periodo dei primi anni Novanta.

Che fosse una generazione di grandi attori, i nati negli anni ’70, lo sapevamo già dai tempi de “L’ultimo bacio” e “Romanzo Criminale”, film dove non a caso prende parte da protagonista proprio Claudio Santamaria. Attore romano che negli anni ha sempre bilanciato un impegno civile ad una sua notorietà nazionale, prende a cuore il progetto di Gabriele e si fa carico del ruolo da protagonista ribadendo che quella fu proprio un’ottima annata. Partendo dalla voce del Christian Bale di “Nolaniana” memoria (ne era il doppiatore per tutti e tre i film) e con un duro lavoro fisico in Lo chiamavano Jeeg Robot (per questo ruolo è stato costretto ad ingrassare 20 chili) sulle movenze, espressione e su un carattere complesso che ha reso nel modo migliore l’eroe Enzo Ceccotti.

Della parola “difficoltà” pare non conoscerne il significato Luca Marinelli, villain nel film e nato dieci anni dopo Santamaria. Luca si è sempre contraddistinto nel saper rendere facili ruoli apparentemente complicati, restituendo delle interpretazioni che superano lo schermo toccando direttamente lo spettatore.

Con lo Zingaro non sminuisce la sua storia ma aggiunge un ulteriore tassello ad una filmografia di assoluto prestigio. Se è vero che se c’è un eroe e un cattivo ci deve essere sempre una donna al centro, è proprio Ilenia Pastorelli ad impersonarla. Partecipante della 12a edizione del Grande Fratello rompe ogni pregiudizio della classica ragazza da reality e trova la notorietà con assoluto merito. Gabriele le affida un ruolo complesso, delicato e di difficile interpretazione, ma Ilenia con la sua onestà e semplicità diventa Alessia senza neanche farci accorgere di un filtro recitativo tra lei e il suo personaggio, rendendo il suo ruolo indimenticabile e toccante al tempo stesso.

Il film esce oggi in sala, 25 febbraio 2016, distribuito da Lucky Red, e si preannuncia appuntamento a cui sarà difficile mancare. Chiudiamo con un caloroso “Benvenuto” nel mondo del cinema ad Enzo Ceccotti, quello che “Lo chiamavano Jeeg Robot”.

Info sull'Autore

Laureando in Ingegneria Gestionale presso l'università di Tor Vergata, da sempre appassionato di cinema e inviato per eventi cinematografici per Corretta Informazione.

1 Commento finora. Sentitevi liberi di unirsi a questa conversazione.

  1. Gaia montanari 25 febbraio 2016 at 19:37 - Reply

    Ciao chicc hai fatto veramente molto bene a farti questa tua nuova cosa sul tuo questo sito ufficialmente di corretta informazione.it e poi basta caro chicc e quindi t v b da gaiuccietta ☔☁

Lascia Una Risposta