MoVimento 5 Stelle: oltre i “vaffa” c’è di più

Pubblicato il 10 Mar 2013 - 6:58pm di Piotr Zygulski

Risposta a Lucio Garofalo sul Movimento 5 Stelle

MoVimento 5 StelleCon questo appunto vorrei esprimere una posizione che diverge da quella esposta da Lucio Garofalo. In questa occasione non intendo fare l’Apologo del Grillo o nascondere alcune palesi contraddizioni insite nel MoVimento 5 Stelle, ma se questo si limitasse davvero ai generici «“vaffa”» e alle «manifestazioni di folclore», allora potrei condividere le sue parole. Può darsi che non riuscirei a comprendere le motivazioni di un simile successo, forse cercando di tranquillizzarmi con la psicanalisi mossiana della masse applicato al gregge italiano che, dopo anni di repressione, riuscirebbe a sublimare gli istinti omicidi nei confronti dei Super-Io parlamentari gridando “facili improperi”, e così via. In una certa misura nel MoVimento 5 Stelle potrebbe esserci anche questo, ma – a meno che io non sia in preda ad una sorta di wishful thinking – vorrei asserire che oltre ai vaffa c’è di più. Oltre le urla di piazza, nei volti delle stesse persone che la popolano (giovani, famiglie ma anche tanti anziani) scorgo un bellissimo terreno di consapevolezza comunitaria. Non c’è infatti solo disperazione, non c’è solo distruzione, c’è soprattutto una tensione costruttiva diffusa, un ottimismo di ampia portata, anche se da lontano potrebbe passare in secondo piano. Ho notato un intimo rigetto del modo di pensare individualistico-disgregatrice per tornare a parlare di solidarietà e di comunità, perché “nessuno deve rimanere indietro”. Al fine di evitare di ripetere parole analoghe, vorrei rimandarvi alle mie riflessioni “a caldo” sugli interventi che ho ascoltato la serata conclusiva della campagna elettorale cinque stelle. Le trovate qua.

Veniamo dunque a quanto afferma Garofalo. Egli dice di temere la «proposta di esclusione dalla cittadinanza e dai diritti politici di quei precari, disoccupati, operai che, in seguito ad un improvviso licenziamento, sono costretti alla fame o alla ribellione, rischiando la galera e subendo così una censura e una condanna penale». In realtà non risulta che tale idea sia stata avanzata dal MoVimento 5Stelle, né tantomeno sia nel – seppur conciso – programma, nel quale leggiamo unicamente la “non eleggibilità a cariche pubbliche per i cittadini condannati”. Proposta che nella sua vaghezza indistinta parla esplicitamente di “cittadini”, e questo dovrebbe bastare a smentire le preoccupazioni di Garofalo. Per giunta, all’interno del MoVimento 5 Stelle sembrano emergere alcune voci di quanti vorrebbero distinguere tra diverse tipologie di reato e grado di condanna. Ad esempio, nel programma del MoVimento 5 Stelle di Monza si parla di “ineleggibilità dei candidati già condannati, in qualsiasi grado di giudizio, o rinviati a giudizio”, ma qualche riga prima ci si riferisce in particolare “ai soggetti condannati in via definitiva per reati contro il pubblico” cui “non deve andare un solo euro dei fondi comunali”. In ogni caso, anche nell’interpretazione più generica ed estensiva, non si parla mai di «esclusione dalla cittadinanza e dai diritti politici». È Beppe Grillo stesso a propendere per una precisazione di quello che ormai viene percepito come un dogma cinquestelle. Infatti, sia nell’ormai celebre confronto con i ragazzi di Casapound, sia nello Tsunami Tour, pare aver attenuato con una discreta dose di buonsenso la sua posizione di fervente giustizialista, riconoscendo la differenza tra chi commette reati di opinione o illeciti per necessità e chi, per contro, si macchia scientemente di crimini contro la pubblica amministrazione. Grillo inoltre ha affermato l’assurdità di taluni reati penali, tra cui quello di violazione di sigillo di una baita No Tav (portato via dal vento), per il quale è sottoposto ad un lungo e dispendioso iter giudiziario, che personalmente avrebbe preferito risolvere “con un giudice di pace”.

Quello che Garofalo definisce (con spregio) giacobinismo ha sicuramente fatto presa in molti degli elettori del MoVimento 5 Stelle ma, ripeto, penso che oltre a tutto ciò ci sia qualcosa in più. Probabilmente ha colto nel segno Eugenio Orso, che descrive il fenomeno come una nuova Jacquerie che rievocherebbe, “con un linguaggio popolaresco a tutti comprensibile, una sorta di nuovo Lavoratore Collettivo Cooperativo Associato quale immagine attualizzata del General Intellect marxiano. Un nuovo Lavoratore Collettivo, animato da rinnovati vincoli solidaristici e comunitari”. Tra i numerosi interventi che sono emersi in questi giorni, trovo condivisibili anche le parole di Fabio Falchi quando suggerisce al MoVimento 5 Stelledi evitare di confondere la funzione politica, oggi più che mai necessaria e decisiva, con i politicanti inetti e corrotti o con le stesse istituzioni politiche, che naturalmente non sono state delegittimate da Grillo, ma, per così dire, si sono delegittimate da sole”. Infatti il ristabilimento della sovranità – principalmente, ma non solo, monetaria – del nostro paese può scaturire solamente da una volontà politico-comunitaria che prevalga sui diktat della finanza. Credo che anche questo punto sia già stato assimilato abbastanza dal MoVimento 5 Stelle e la consapevolezza potrà essere ancora maggiore a partire dalle prime sedute della prossima legislatura.

Se Garofalo parla di “matrice disfattista e qualunquista”, in realtà scendendo in piazza ho ascoltato voci ben più rassicuranti. Inoltre viene agitato lo spauracchio di una intrinseca tendenza “autoritaria e poliziesca”, conformemente alle più propagandate analisi luogocomuniste, che alternano accuse di autoritarismo a quelle opposte di anarcoidismo, come nel caso più eclatante di Scalfari. Ad ogni fenomeno nuovo le analogie storiche sorgono spesso spontanee, anche se in molti casi ci portano fuori strada. Se, come affermavo poc’anzi, quella di Orso potrebbe essere appropriata, Garofalo prova invano ad accostare il MoVimento 5 Stelle ai girotondini, alla Lega Nord, al qualunquismo, al fascismo.

Sinteticamente, il MoVimento 5 Stelle non è girotondino, perché non è anti-berlusconiano, ma post-berlusconiano (etsi Silvius non daretur) e perché, oltre a focalizzarsi sulla moralità privata, si apre anche al ruolo etico della Comunità (parola sottolineata più volte) che è chiamata a trascendere un modo di produzione assolutamente non umano come quello capitalistico e comunque a ripristinare il proprio primato sulla sfera economico-finanziaria. Non mi pare che sia questo l’obiettivo della Lega Nord, che invece insiste sulla secessione (devolution, federalismo, ecc.)  e su una forma falsa di comunitarismo perché, imprigionata in una visione tendenzialmente antisolidale (per non dire razzista), non è in grado di giungere alla comunità umana, all’universale natura umana. Ma tutto ciò non toglie la legittimità di indagare il fenomeno migratorio anche come una sorta di ricatto permanente per tenere bassi i salari. Altrettanto legittima può essere l’istanza di uscire dall’eurozona liberoscambista per poter attuare una politica di protezione economica doganale che ponga un freno alla circolazione illimitata di merci e capitali. Il MoVimento 5 Stelle non assomiglia neppure al qualunquismo di Giannini, che ha portato in Parlamento l’“ardente desiderio” dell’Uomo Qualunque, ossia “che nessuno gli rompa le scatole”, propugnando esplicitamente il più sfrenato “liberismo economico individuale” e negando la “presenza dello Stato nella vita sociale del Paese”.

Se, tra tutte quelle citate da Garofalo, l’accusa di fascismo potrebbe sembrare a prima vista quella meno inopportuna, valgono qui le medesime riflessioni sul falso comunitarismo che abbiamo fatto riguardo al fenomeno leghista. Il fascismo inoltre, pur declinandosi in numerosi modi (dal sansepolcrismo al corporativismo di Salò, passando però persino per il liberismo di De Stefani) si caratterizza per una innegabile vocazione espansionistica, imperialistica e militare, dimensione del tutto estranea al MoVimento 5 Stelle, che su questo fronte si mostra determinato nella riduzione delle spese per gli armamenti. La strumentalizzazione delle parole di Pasolini, poi, mi suona come assolutamente fuori luogo. Anzi, la frase stessa potrebbe essere letta come un monito nei confronti dei tanti che, professando un antifascismo mitico e metafisico, si richiamano alla Resistenza partigiana per accusare (tra i tanti) pure il MoVimento 5 Stelle di fascismo e al contempo legittimare quei governi di centro-sinistra che, avendo adottato anch’essi politiche flessibiliste e liberiste, hanno contribuito a ridurre il potere contrattuale dai lavoratori, che devono assistere alla perdita di valore del salario senza alcuna capacità di contrastare tale tendenze. Questa è precisamente la definizione (tra le più sensate che ho trovato in giro) che Stefano Garroni dà alla parola fascismo, se proprio vogliamo scomodare questo termine dagli annali di storia 1919-1945, dove forse potrebbe stare più opportunamente.

 

Info sull'Autore

Piotr Zygulski nasce a Genova da padre polacco e madre italiana, vive da sempre a Cogoleto (GE) dove è impegnato in numerose attività sociali e culturali, tra cui quella di segretario della Consulta Giovanile comunale. Si è diplomato a pieni voti con la tesina "Costanzo Preve: la passione durevole della filosofia" pubblicata nel 2012 dalla casa editrice Petite Plaisance di Pistoia. Attualmente frequenta il corso di laurea in Economia e Commercio all'Università di Genova. Collabora inoltre saltuariamente con le riviste online Comunismo e Comunità, Megachip e Arianna Editrice.

4 Commenti finora. Sentitevi liberi di unirsi a questa conversazione.

  1. Lucio Garofalo 16 marzo 2013 at 10:50 - Reply

    Risposta a Piotr Zygulski
    Come volevasi dimostrare. La posizione assolutamente ferma e risoluta del Movimento 5 Stelle, all’insegna di un’intransigenza verbale che sembra persino “ottusa” ma che risponde ad un preciso calcolo opportunistico, sta provocando, almeno per il momento, effetti dirompenti e destabilizzanti all’interno delle istituzioni parlamentari borghesi. Il quadro di incertezza e di confusione politica che sembra delinearsi potrebbe aprire e favorire qualche possibilità di rinnovamento. Eppure si tratta di pure e semplici illusioni.
    Nell’affermare i suoi rigidi postulati legalitari, il Movimento 5 Stelle rivela un eccessivo timore reverenziale, esprime un ossequio deferente verso l’azione repressiva della magistratura, tradisce un perbenismo classista e un giustizialismo giacobino/girotondino a dir poco inquietante. Nelle società classiste, la Legge e il Diritto non sono imparziali.
    La Legge non è “uguale per tutti”. In un ordinamento economico e giuridico strutturato sulla divisione sociale del lavoro, sullo sfruttamento dei salariati, sull’esistenza e sulla tutela della proprietà privata, le leggi dello Stato non sono mai asettiche o neutrali, ma sono viziate, cioè corrotte, schierate ed applicate a beneficio del più forte, del potente e ricco di turno, sono il risultato storicamente determinato dai rapporti di forza insiti in una determinata formazione sociale in un determinato momento storico. Oggi si può incappare facilmente nelle maglie della Giustizia borghese, per cui si può essere “censurati” per molte ragioni, tra cui i reati d’opinione, i delitti contro la proprietà privata e l’ordine costituito. La conseguenza più immediata e drammaticamente concreta del disegno di legge grillino è quella di bollare come “rei” o ”delinquenti” tutte le vittime del sistema carcerario e repressivo di classe, negandogli ogni diritto politico, espellendoli dalla comunità politica, escludendoli dall’alveo della cittadinanza.
    In un simile programma discriminatorio e repressivo si proietta la natura profondamente autoritaria, oppressiva, farisaica e classista del grillismo. Per tali ragioni ho deciso di schierarmi apertamente contro il movimento grillino. Affermo ciò non senza rammarico, nel senso che malgrado io non sia un servo dell’ordine costituito o un funzionario di partito, per cui anch’io ripudio e combatto con tenacia il sistema politico vigente, tuttavia non riesco a simpatizzare affatto per l’iniziativa polemica di Grillo e del M5S.
    Una battaglia che reputo disfattista e fascio-qualunquista: vorrà dire che mi beccherò una valanga di ingiurie e di offese da parte dei numerosi grillini. Nel contempo, visto il quadro di instabilità politica che si sta producendo all’interno del parlamento borghese, ritengo che si debba “tifare” (lo metto tra virgolette) per un’azione di sabotaggio svolta dal M5S. Lo penso in un’ottica di realismo e di opportunismo rivoluzionario, se possibile.
    Ma vengo subito ad un’analisi più accurata del fenomeno politico del M5S e ad una replica doverosa all’intervento, senza dubbio impegnativo e notevole, di Piotr Zygulski.
    Se non erro, tempo fa Grillo ha dichiarato: “Ho incanalato tutta la rabbia in questo movimento. Dovrebbero ringraziarci uno ad uno: se noi falliamo l’Italia sarà guidata dalla violenza nelle strade”. Inoltre, mette in guardia: se il suo movimento fallirà ”questo accadrà”. Finalmente un po’ di verità dal comico genovese, il quale rende noto:
    1) che ha incanalato tutta la rabbia dei proletari in modo che questa potesse essere controllata (da chi?) poiché l’alternativa era la violenza nelle strade (la violenza di chi?);
    2) che dovrebbero ringraziarlo e ringraziarli uno ad uno (riferito ovviamente agli elettori e supporter grillini; ma chi dovrebbe essere grato a Grillo e al Movimento 5 Stelle?);
    3) che lui rappresenta l’ultima risorsa (ma per chi?) altrimenti accadrà “l’irreparabile”.
    Cominciare a porsi queste domande potrebbe già significare tutta una serie di risposte.
    Probabilmente c’è chi ha la testa molto dura, o la faccia tosta da fingere di non capire.
    Il pericolo più grave da ravvisare è insito nella funzione ideologica e strumentale che il grillismo sta (inconsapevolmente o meno) svolgendo in quanto fa esattamente il gioco dei poteri forti che esigono un ricambio generale dei vertici dello Stato, una “rottamazione” (uso un linguaggio renziano) della “casta” per proseguire quella politica di rapina e di estorsione legalizzata del plusvalore a beneficio esclusivo del capitale finanziario internazionale e a netto discapito delle masse lavoratrici del nostro paese.
    Grillo e il Movimento 5 Stelle rappresentano un chance utilissima per evitare una deflagrazione della situazione socio-politica italiana, che si estenderebbe subito ad altri importanti paesi europei. Meglio consumare la reazione popolare contro una “casta” di farabutti, distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica mentre si ridefinisce un nuovo meccanismo per perpetuare lo sfruttamento dell’economia del continente, e cioè dei popoli europei. D’altra parte è Grillo stesso ad aver creato la prima condizione perché ciò sia accettato, con la paura che non saranno più pagabili stipendi e pensioni.
    Sembra circolare un diffuso ottimismo sull’Italia da parte della finanza internazionale (si pensi all’intervento di Draghi ed alla prossima emissione di nuovi titoli di stato). Perché?
    Perché l’instabilità politica non determina una caduta dello spread, cioè il differenziale comparato di interesse sul debito tra i titoli italiani e quelli tedeschi di riferimento?
    La mazzata più pesante che poteva ricevere Grillo nel post-elezioni sarebbe stata un’impennata dello spread in modo da dimostrare agli italiani l’errore del loro voto. E invece no. Anzi, lo spread è calato da 340 a 325, cioè al di sotto del livello ottenuto da Monti dissanguando il paese. Sembra che l’esito del voto in Italia, l’impossibilità di varare un governo stabile non preoccupi eccessivamente i circoli finanziari e le borse.
    Perché? La risposta potrebbe essere che è cambiata la politica del capitale finanziario internazionale nei confronti dell’Italia. Essendo il nostro paese al limite della sopportazione fiscale e quasi affondato nell’indigenza, riesce impossibile forzare ulteriormente col rischio di una rottura del meccanismo. Veri fenomeni di defezione fiscale già in atto in molti paesi europei (ad esempio, Grecia e Portogallo) e le pesanti sofferenze del credito consigliano di cambiare tattica. Per farlo servono due condizioni:
    1) cambiare un quadro politico che ormai pare disabilitato ad imporre ulteriori sacrifici;
    2) ricontrattare e dilazionare il debito pubblico affinché, lavorando a più basso regime, l’estrazione del plusvalore complessivo del paese non si inceppi ma possa proseguire.
    Un paese nelle condizioni in cui versa l’Italia, con un debito pubblico immenso, una crisi politica che, a prima vista, appare irrisolvibile, con un apparato produttivo alla sfascio, una crisi sociale terribile, una corruzione imponente ed inarrestabile, una criminalità organizzata giunta ad insediarsi in quasi tutti i gangli del potere, un grado di inefficienza paralizzante della macchina pubblica, dovrebbe indurre alla valutazione opposta, vale a dire al pessimismo più nero. E tale era la valutazione dei circoli finanziari internazionali.
    Invece, “stranamente” in concomitanza con l’esito elettorale, il giudizio sembra essersi rovesciato e quasi tutte le principali istituzioni finanziarie diffondono ottimismo e fiducia sulla tenuta dell’Italia. Ripeto ancora: perché? Cos’è che ha determinato l’inversione subitanea dell’atteggiamento della finanza internazionale verso l’Italia? Tale domanda è la chiave che consente di interpretare quanto è successo e sta succedendo.
    Perché la valutazione dell’Italia sul piano della solvibilità finanziaria si è letteralmente capovolta il giorno dopo i risultati elettorali? Il resto è secondario, è pura scenografia.
    In sintesi penso questo. Monti ha raschiato il fondo della pentola, ha portato l’estrazione del plusvalore complessivo dell’Italia fino al limite massimo di sopportazione ed oltre.
    Il meccanismo era prossimo ad incepparsi e a scatenare una reazione di defezione fiscale (come accade già in Portogallo e in Grecia) che, per le dimensioni dell’Italia, avrebbe comportato una rottura degli equilibri continentali ed innescato una spirale di lotte sociali durissime. Per queste e altre ragioni non era più possibile proseguire oltremisura.
    In secondo luogo, la casta politica non é più in grado di fornire una sufficiente copertura al potere vero. Il rischio che essa crollasse per la spinta dell’indignazione popolare comportava il rischio che il potere vero, quello del capitale finanziario, diventasse a quel punto il successivo polo di concentrazione dell’odio popolare (cosa che in parte già avviene). Occorre dunque liquidare la “casta” e sostituirla con qualcosa di più credibile.
    Il capitale finanziario ha perfettamente compreso di non poter più esigere l’estrazione massiva di plusvalore complessivo dal nostro paese e sceglie di dilazionare ulteriormente il debito pubblico italiano entro i limiti che ne assicurino un pagamento a basso regime.
    Ecco che a questo punto si inserisce il ruolo di Grillo e del Movimento 5 Stelle con l’istanza, condivisa e rivendicata dalla gente comune, di “rottamazione” dell’attuale ceto politico dirigente, immerso nell’illegalità, tra abusi e privilegi, e travolto dagli scandali sulla corruzione, e la richiesta di “ricontrattare il debito pubblico italiano”.
    Insomma, serviva dirottare l’indignazione della gente verso un obiettivo (la “casta”) che non fosse letale per il potere vero. Un bersaglio che consentisse di abbassare la temperatura sociale facendo “sfogare” la rabbia popolare. E’ quanto si è verificato. E nelle temperie di questa operazione strategica, si punta a rimodellare una forma della politica e delle istituzioni statali del nostro paese in grado di presentare e far passare il pagamento del debito pubblico come una “necessità ineluttabile”. Grillo e il Movimento 5 Stelle servono perfettamente a questo scopo. Ma il calcolo è sbagliato e il fattore di errore risiede esattamente nella natura irreversibile e sistemica della crisi capitalistica.
    Aggiungo altresì che non amo le dietrologie o i complottismi, anche perché costituiscono un retaggio e un malcostume culturale tipico dell’estrema destra, in modo particolare delle tradizioni esoteriche e occultiste di origine nazista. Detto ciò, ribadisco che il mio ragionamento aspira ad essere molto più ampio, articolato e complesso e non si limita semplicemente a riportare o a commentare una semplice “notizia di cronaca”, la cui veridicità è, ovviamente, tutta da dubitare e da verificare. Nel contempo, è evidente che non è possibile costruire, sulla base di un solo elemento di cronaca, un impianto di natura dietrologica. E’ un’operazione ottusa. Infatti, esistono altri “indizi” che inducono a ragionare, non a sospettare, sulle ragioni della rapida ascesa del movimento grillino, elementi che tuttavia non giustificano affatto una tesi complottistica, bensì un’idea molto più verosimile e legittima, di stampo meno nazista e più marxista, secondo cui il fenomeno grillino, assorto improvvisamente alla ribalta istituzionale, possa godere del sostegno (in parte attuale, ovverosia in atto, in parte ancora potenziale) di alcuni sponsor che sono facilmente riconducibili ai cosiddetti “poteri forti” che da sempre condizionano la vita “democratica” del Belpaese: il Vaticano, la Nato, la massoneria, le banche d’affari e l’alta finanza, le multinazionali, la stampa e le televisioni nazionali, insomma i principali organi dell’informazione di regime e via discorrendo. Aggiungo pure che non sono affatto felice né soddisfatto che tanti, troppi compagni siano stati sedotti dalle “sirene” del grillismo in quanto considero questo un movimento oltremodo ambiguo, eterogeneo e controverso sul piano ideologico, dunque pericoloso. Non a caso il suo stesso programma è alquanto confuso e contraddittorio. Il substrato ideologico del movimento è intriso di un mix di fanatismo, estremismo parolaio e fascio-qualunquismo.
    Converrebbe imparare a discernere tra il programma politico di un partito (o un movimento che sia), che può essere redatto ed elaborato in una forma elegante, gradevole e corretta, e può presentare contenuti accettabili e persino seducenti, e l’ideologia politica, che invece è solitamente ben mascherata e riparata dietro falsi orpelli, tra cui potrebbe brillare un bel “programma di sinistra” oppure una serie di proposte che fanno presa sulla gente comune. Questa è la politica. Non so se mi spiego.
    Aggiungo anche che sono alquanto sospettoso e diffidente verso un movimento politico assorto alla ribalta istituzionale in breve tempo senza partire dal basso, cioè dalla partecipazione alle lotte e ai movimenti di piazza, eccetto forse le manifestazioni No Tav (nelle vertenze operaie degli ultimi anni, dei grillini non s’è vista neanche l’ombra).
    Insomma, appare evidente che qualcuno, dall’alto, ha permesso e ha voluto che il M5S diventasse ciò che è diventato: si pensi solo all’enorme spazio televisivo che è stato generosamente concesso a Grillo, malgrado questi avesse espresso la volontà di boicottare i talk-show politico-televisivi. Di contro, la stessa ospitalità non è stata concessa ad altri. E’ pertanto legittimo sospettare o supporre che in questo particolare momento storico il M5S faccia comodo a qualcuno collocato nelle “alte sfere”, essendo funzionale al sistema di potere in quanto serve a distrarre l’attenzione dell’opinione pubblica nazionale da quelli che sono i veri detentori del potere e della ricchezza e a catalizzare la rabbia popolare contro la cosiddetta “casta” dei politici che non conta una mazza rispetto ai superpoteri costituiti dalle banche e dal capitale finanziario globale.
    Infine, ancora in tema di parallelismi storici ricordo che nel programma nazional-socialista di Hitler erano presenti vari aspetti e contenuti “di sinistra” e tra le fila del partito nazista militavano elementi “di estrema sinistra”: si pensi alle famigerate SA, le formazioni para-militari guidate da Ernst Röhm, che manifestavano una forte componente proletaria e sovversiva, tant’è vero che le loro posizioni estremistiche scavalcavano “a sinistra” i partiti che in Germania si proclamavano apertamente tali.

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