Opinioni Riforma Costituzionale 2016: perché è meglio votare sì o no, conseguenze approvazione o rifiuto

Pubblicato il 15 Nov 2016 - 12:53pm di Ubaldo Cricchi

Il prossimo 4 dicembre 2016 gli italiani avranno la possibilità di esprimere la loro opinione sulla Riforma Costituzionale con il voto al referendum: sono ancora in tanti gli indecisi e purtroppo sono molti anche coloro che non sono ben informati su quali possono essere le conseguenze dell’approvazione o del rifiuto della riforma stessa; riepiloghiamo perché sarebbe meglio votare Sì o No.

Il contenuto della Riforma Costituzionale: conseguenze dell’approvazione e del rifiuto

Visto che abbiamo trattato più volte l’argomento, prima di entrare su quelli che i sostenitori del Sì e del No individuano come punti forti o deboli della riforma costituzionale, vediamo molto rapidamente i punti salienti del testo. La novità che salta di più all’occhio è la rivoluzione che toccherà il Senato e che, di fatto, sancirà la fine del bicameralismo perfetto: il numero dei senatori verrà ridotto a sole 100 unità (5 nominate dal Presidente della Repubblica, le altre 95 sarano composte da sindaci e consiglieri regionali) e il ruolo di Palazzo Madama sarà molto diverso da quello che conosciamo oggi. Attualmente le due ali del Parlemtno hanno compito e composizione praticamente identici, mentre la riforma limita di molto la partecipazione del Senato al procedimento legislativo (trasformandolo di fatto in un ente di collegamento tra Stato centrale e autonomie locali), che rimane quasi sempre in mano alla sola Camera, che avrà anche l’esclusiva di poter dare la fiducia al Governo.

Sono previste anche delle novità per l’elezione del Presidente della Repubblica (con nuove maggioranze agli scrutini) e dei giudici della Corte Costituzionale (non più scelti dal Parlamento in seduta comune, ma tre saranno nominati dalla Camera e due dal Senato), per i referendum e le leggi di iniziativa popolare (quorum del 50%+1 degli elettori alle ultime politiche per i referendum abrogativi presentati con almeno 800.000 firme, introduzione dei referendum propositivi, aumento delle firme necessarie per la presentazione di una legge di iniziativa popolare da 50.000 a 150.000). Tra i provvedimenti ci sono anche l’abolizione del CNEL e delle Province e le importanti modifiche al titolo V, con alcune materie strategiche che passeranno di competenza dalle Regioni allo Stato.

Gli italiani che si recheranno alle urne riceveranno una scheda elettorale dove verrà riportato il quesito che, molto rapidamente, elenca i punti principali della riforma; sotto il testo ci saranno due grandi caselle: chi è favorevole alla conferma della riforma (già approvata dal Parlamento qualche mese fa) deve fare un segno sul , mentre chi è contrario deve barrare la casella con il No. Stiamo parlando di un referendum costituzionale, quindi non c’è un quorum: l’esito della votazione sarà valida a prescindere dal numero dei partecipanti. Una vittoria del Sì comporterebbe l’approvazione della riforma Boschi-Renzi con conseguente introduzione di tutte le novità a cui abbiamo fatto riferimento qualche riga fa, mentre una vittoria del No rappresenterebbe un rifiuto della riforma e il testo della Costituzione non verrebbe modificato, lasciando tutto come è ora.

Le opinioni sul referendum e perché è meglio votare Sì o No

Le novità su cui gli italiani sono chiamati a decidere sono tante, forse troppe per poter esprimere un’opinione con un unico voto: molte persone infatti rientrano tra gli indecisi perché sono favorevoli ad alcuni punti della riforma costituzionale, ma sono contrari ad altri e non riescono a scegliere tra Sì e No. Ascoltando le opinioni della gente è possibile anche sentire coloro che hanno deciso di votare No solo perché in questo modo Renzi sarebbe costretto a dimettersi (quello di personalizzare il referendum forse è stato un errore del Presidente del Consiglio, che negli ultimi mesi ha rivisto la sua posizione, affermando che anche in caso di bocciatura della riforma le nuove elezioni ci saranno solo nel 2018): è una posizione legittima, ognuno è libero di pensarla come crede, ma in questo modo si svuota il significato del referendum.

Ci sono poi quelli che hanno deciso di votare Sì anche se non sono completamente soddisfatti dai contenuti della riforma costituzionale perché pensano che se non si cambia ora si dovrà aspettare altri cinquant’anni; si contrappongono quelli che, pur volendo un cambiamento, hanno scelto di votare No perché si rischia che dopo questa approvazione passeranno tempi lunghissimi prima che si arrivi a nuove proposte di modifica. E poi ci sono i comitati dei favorevoli e dei contrari: vediamo quali sono i motivi per cui, secondo loro, è meglio votare Sì o No.

PERCHÉ VOTARE SÌ  —- PERCHÉ VOTARE NO
Addio al bicameralismo perfetto: la Camera legifera e dà la fiducia al Governo, il Senato si occupa soprattutto delle necessità di Regioni e Comuni Si passa da un bicameralismo perfetto ad un bicameralismo confuso: ci sono casi in cui le Camere dovranno agire insieme, creando confusione e conflitti
Leggi in tempi più rapidi: con lo stop alla navetta tra Camera e Senato e l’introduzione di tempi certi, il Parlamento sarà in grado di dare risposte più tempestive leffi Non c’è semplificazione per il procedimento legislativo: vengono introdotte nuove varianti che possono generare ulteriore confusione
Vengono ridotti i costi della politica: la riduzione dei parlamentari, l’abolizione di Cnel e Province ei paletti per consiglieri e gruppi regionali porteranno notevoli risparmi I risparmi non sono rilevanti: i costi saranno più bassi, ma non così tanto, visto che il risparmio derivante dalla riforma del Senato raggiungerà al massimo il 10%
Maggiore partecipazione dei cittadini: quorum più basso per i referendum abrogativi e introduzione dei referendum propositivi e di indirizzo Minore partecipazione dei cittadini: l’abbassamento del quorum è valido solo per i referendum che raccolgono almeno 800.000 firma e viene triplicato il numero di firme necessarie per la presentazione di una proposta di legge di iniziativa popolare
Più chiarezza tra Stato e Regioni: basta alle competenze concorrenti, con il passaggio di alcune materie strategiche allo Stato Rafforzamento del potere centrale: le autonomie vengono svuotate di poteri e mezzi finanziari
Più spazio agli enti locali in Parlamento e UE: con il nuovo Senato gli enti locali potranno partecipare in modo diretto alla formazione delle leggi dello Stato e alle decisioni sui provvedimenti UE Manca l’equilibrio tra i poteri costituzionali: gli organi di garanzia sono nelle mani di una minoranza premiata oltremodo dalla nuova legge elettorale
Info sull'Autore

Sardo trapiantato in Umbria, bachelor in informatica, sono un web designer e articolista. Convinto oppositore della scrittura in stile SMS, adoro gli animali e la musica.

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