Pensioni anticipate, 9 settembre giorno importante per Opzione Donna, precoci e Quota 96

Pubblicato il 6 Set 2015 - 12:58pm di Ubaldo Cricchi

Il prossimo mercoledì 9 settembre sarà un giorno molto importante sul fronte pensioni: la Commissione Lavoro si riunirà per votare sulla proroga dell’Opzione Donna, ma secondo molte persone sarà anche l’occasione per parlare di altri temi importanti come quello dei lavoratori precoci e dei Quota 96 della scuola.

Verso la proroga dell’Opzione Donna: le risorse ci sono

Insomma, pare che finalmente mercoledì si possa iniziare a capire davvero quali saranno le novità sulle pensioni che hanno una concreta possibilità di diventare realtà e quali invece proseguiranno a rimanere nel limbo dell’incertezza. La proroga dell’Opzione Donna fino al 31 Dicembre consentirà alle lavoratrici di richiedere la pensione a 57 anni (uno in più per le autonome) se hanno almeno 35 anni di contributi, accettando però un ricalcolo dell’assegno con il sistema contributivo (ricevendo in pratica una riduzione intorno al 25 o 30%).

Fino a pochi giorni fa i tecnici del Tesoro si erano sempre opposti alla proroga del regime, affermando che non ci sarebbero state le risorse necessarie per la copertura. In realtà, come poi ha ammesso anche il Ministero del Lavoro, le risorse ci sono, dato che ci sarebbe ancora quasi un miliardo di euro dei fondi inizialmente stanziati. Vista la presenza di coperture, Boeri vorrebbe l’allargamento dell’Opzione Donna anche agli uomini e alle persone con una percentuale di invalidità compresa tra il 46% e il 74%.

Pensioni, le novità su precoci, usuranti e Quota 96

Come detto ad inizio articolo, mercoledì probabilmente verranno affrontate anche delle questioni relative alle pensioni dei precoci, di coloro che svolgono lavori usuranti e dei Quota 96. A riguardo di quest’ultima categoria non ci sono ancora indicazioni: la speranza è che l’argomento venga ripreso per trovare, finalmente, una soluzione che permetta a quei 4.000 lavoratori coinvolti di andare in pensione.

Una soluzione va trovata anche per coloro che hanno iniziato a lavorare da giovanissimi e quelli che svolgono delle mansioni che, dal punto di vista fisico e/o mentale, sono particolarmente pesanti: è evidente che queste categorie non possono raggiungere gli attuali requisiti pensionistici, quindi la proposta più apprezzata prevede la possibilità di lasciare il lavoro una volta raggiunti i 41 anni di contributi (a prescindere dall’età) e soprattutto senza penalizzazioni.

Info sull'Autore

Sardo trapiantato in Umbria, bachelor in informatica, sono un web designer e articolista. Convinto oppositore della scrittura in stile SMS, adoro gli animali e la musica.

4 Commenti finora. Sentitevi liberi di unirsi a questa conversazione.

  1. Salvatore Pinna 7 settembre 2015 at 00:24 - Reply

    Caro Ubaldo, mi permetto di darti del tu come conterraneo, e nei confronti di un giovane. Io ho superato i sessanta, faccio l’insegnante e appartengo alla cosiddetta Q96 della scuola. Ecco, a questo proposito ho appena scritto un commento ad un articolo scritto da una tua collega sempre su una pagina web, ed esattamente Business On-line. Quello che ho rimarcato nel mio commento è il fatto che da parte di molti politici e del governo si tenti di accreditare la tesi che un eventuale possibilità di accedere alla pensione per noi che siamo circa 4.000 persone possa aprire una falla nella legge fornero (il minuscolo è voluto). Questo è assolutamente falso per i seguenti motivi: 1°) La prerogativa di andare in pensione con una sola finestra è solo della scuola e non di tutti gli altri settori. L’unica finestra per noi è il 1° settembre e cioè l’inizio dell’anno scolastico. Gli unici che dovevano e potevano essere salvaguardati siamo noi e cioè quei 4.000 circa che raggiungevano la Q96 alla fine dell’anno scolastico 2011/2012. Quindi bastava stabilire che per il settore scuola il cambiamento voluto dal governo monti-fornero con l’appoggio del vetero- comunista napolitano si doveva applicare dall’anno scolastico successivo cioè 2012/2013 con inizio il 1°settembre 2012. Questo perché a noi sono state cambiate le regole (per usare una frase mutuata dallo sport) a partita iniziata. Quindi solo noi (circa 4.000 persone) avevamo questa possibilità, nessun altro potrebbe contestare perché solo per noi c’è stato il cambio in corsa, per tutti gli altri è stata stabilita una data precisa e cioè l’inizio dell’anno 2012. Per noi l’inizio del nuovo anno era invece il 1° settembre 2012 e quindi da quel momento ad inizio (se vogliamo usare un termine prestato dal mondo dello sport) della nuova partita. Non si cambiano le regole quando si gioca, e noi la nostra (doveva essere l’ultima) partita, l’avevamo iniziata il 1° settembre 2011, e quindi da 4 mesi (settembre-ottobre-novembre-dicembre), occorreva soltanto concederci di finirla quella partita o anno scolastico che dir si voglia. Quei furfanti dei politici (di quasi tutti gli schieramenti) invece continuano a far balenare la possibilità che si apra una falla in quella porcheria (legge fornero) che hanno preparato a danno di tutti i lavoratori e a favore dei loro privilegi. Altro che “Salva Italia”, avrebbero dovuto dirci la verità: dobbiamo salvare i nostri privilegi (leggi vitalizi, benefit come ristoranti, parrucchieri, palestre, mutui e l’elenco potrebbe essere molto lungo) e quelli che scodinzolano intorno a noi. Non li ho elencati tanto quasi tutti sanno a chi mi riferisco. E sono tanti. Ecco ti chiedo se ritieni giusto farlo di spiegare ai tanti lettori che non ci sarebbe nessuna falla nella legge vigente se andassimo in pensione e non credo che l’Italia andrebbe a fondo per qualche centinaio di milioni di euro che necessitano. Se i politici e i loro amici restituissero una piccola parte di ciò che hanno rubato. Vedi Expo e Mose dove sono stati sperperati miliardi di euro. Grazie anticipatamente Salvatore Pinna

    • Ubaldo Cricchi 8 settembre 2015 at 12:47 - Reply

      Buongiorno Salvatore, prima di tutto la ringrazio per il suo commento. Come avrà notato il tema delle pensioni viene seguito con particolare attenzione perché vogliamo tenere i nostri lettori sempre aggiornati. Nel suo commento ha perfettamente illustrato la strana (definiamola così) situazione che si è creata sui Quota 96 della scuola. Per quanto possa contare il mio parere, sono d’accordissimo con lei, trovare una soluzione per i quattromila interessati non dovrebbe portare grossi problemi dal punto di vista delle coperture o della “tenuta” dell’impianto della legge fornero (mi permetto di riprendere la sua scelta di utilizzare la minuscola). Come detto, cerchiamo sempre di tenere aggiornati i lettori sull’attualità (per fare un esempio: il giorno dopo che ho scritto questo articolo è venuta fuori la notizia che le coperture non ci sono, come hanno riportato anche alcuni nostri lettori nei loro commenti tramite Facebook): sono sicuro che un approfondimento sulle varie categorie coinvolte dalla riforma pensioni -Quota 96, ma non solo- potrebbe essere interessante, ma non posso prometterle una sua realizzazione in tempi brevi. La ringrazio e saluto.

  2. Alessandro 7 settembre 2015 at 09:43 - Reply

    La sig.ra CAMUSSO farebbe molto meglio se si interessasse
    delle pensioni esose che le leggi ad personam consentono
    a lei ed ai suoi colleghi, attuali e precedenti e chiedesse immediatamente la cancellazione e modifica di questa norma assurda, meschina, truffaldina a danno dei soliti noti.
    I sindacalisti, che dovevano essere epsonebti del proletariato si sono trasformati in capitalisti del potere proletario e vergognosamente intascano queste ASSURDE pensioni
    e queste schifose buonuscita.

  3. Iolanda 9 settembre 2015 at 20:56 - Reply

    Tutti noi dovremmo capire che prima di lottare per i nostri diritti dovremmo lottare per l’abolizione dei privilegi perché altrimenti non ci sarà mai equità: tutti i bei discorsi sono chiacchiere a vanvera per imbonire il popolo e continuare a mantenere invariata la situazione.Dobbiamo ragionare con la nostra testa senza lasciarsi incantare da chi detiene il potere economico.Dobbiamo capire che siamo in una dittatura finanziaria

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