Prezzi benzina gennaio 2016, imposte alle stelle: accise e Iva rappresentano il 70% del costo alla pompa

Pubblicato il 24 Gen 2016 - 10:22am di Ubaldo Cricchi

Nonostante il crollo del costo del petrolio di cui si sente parlare spesso in questo periodo, i prezzi della benzina in Italia neanche in questo gennaio 2016 si mostrano particolarmente rapidi nello scendere: al di là della condotta delle compagnie petrolifere, a gravare in maniera decisamente pesante sui prezzi alla pompa sono soprattutto le accise. Facendo qualche calcolo si potrebbe dire che neanche se il greggio tornasse al suo minimo storico di 9,55 dollari al barile (record toccato nel dicembre del 1998) i prezzi della benzina scenderebbero al di sotto dell’euro.

Il confronto dicembre 2008-gennaio 2016: accise e Iva alle stelle

Senza dubbio, quando il costo del greggio scende, le compagnie petrolifere non sono rapide a ritoccare il prezzo della benzina così come lo sono quando si verificano dei rincari del petrolio, ma, come detto, il vero problema è rappresentato dalle tasse. Negli ultimi anni il peso fiscale sui carburanti è cresciuto in maniera rapida ed esponenziale, fino ad arrivare alla situazione attuale, dove le imposte rappresentano più di due terzi del costo di un litro di benzina alla pompa. L’ufficio studi della Confartigianato ha voluto mettere a confronto l’attuale scenario con quello del 2008 e la differenza è netta. Sette anni fa, con un euro che era più forte rispetto alla valuta statunitense, il costo del petrolio era più o meno agli stessi livelli di quello attuale (il brent si aggirava intorno a 29 euro) e il prezzo medio alla pompa per quanto riguarda il gasolio per autotrazione si attestava sull’1,111 euro. Oggi, a gennaio 2016, il prezzo medio della nafta è di 1,251 euro: un aumento complessivo del 12,6%.

Ma attenzione, il prezzo al netto delle imposte è sceso dl 18,8%: questo vuol dire che nel corso degli ultimi sette anni c’è stato un rincaro del 31,4% che è completamente attribuibile alle tasse; più nel dettaglio, in questo arco di tempo le accise sono aumentate del 46% e il peso dell’Iva è cresciuto del 21,8%. Va poi detto che l’Iva non si calcola sul prezzo netto del carburante, ma anche sulle accise: in pratica vengono tassate anche le tasse. Proseguendo nel confronto, alla fine del 2008 il peso delle imposte rappresentavano il 54,7% del prezzo finale, mentre ad inizio 2016 la percentuale è salita al 67,4%. Si parla di una differenza di più di 23 centesimi al litro che, considerando i 22 milioni di tonnellate di gasolio che ogni anno vengono consumate in Italia, ha portato al Fisco un maggiore introito superiore ai 5 miliardi di euro ogni dodici mesi.

In Italia prezzi benzina più alti d’Europa: le imposte fanno la differenza

Se si considerano i prezzi della benzina le cose non vanno meglio: su ogni litro le accise gravano per quasi 73 centesimi e se si considera anche l’Iva (con il solito meccanismo dell’imposta sulle imposte), su un costo alla pompa di 1,421 euro il prelievo fiscale è praticamente di un euro. Quasi il 70% di quello che viene pagato quando si fa rifornimento va al fisco: considerando l’attuale quotazione del greggio ed escludendo le imposte, il prezzo della benzina dovrebbe aggirarsi intorno ai 44 centesimi.

Secondo Confartigianato, a livello continentale, solo in Svezia e nel Regno Unito il gasolio viene pagato di più, nonostante il prezzo netto italiano sia solo al ventesimo posto. Anche i prezzi della benzina sono tra i più alti d’Europa (solo nei Paesi Bassi sono maggiori). Nel nostro Paese un litro costa 1,421 euro, mentre la media europea è di 1,273 (tralasciando i prezzi negli Stati Uniti, 47 centesimi, e Arabia Saudita, 23 centesimi) e la differenza è interamente dovuta al meccanismo dell’imposta sull’imposta, ovvero dell’Iva (anche) sulle accise.

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Sardo trapiantato in Umbria, bachelor in informatica, sono un web designer e articolista. Convinto oppositore della scrittura in stile SMS, adoro gli animali e la musica.

1 Commento finora. Sentitevi liberi di unirsi a questa conversazione.

  1. AnonimoOnline 7 febbraio 2018 at 18:41 - Reply

    Se gli arabi la pagano 23 centesimi al massimo ne costa il doppio con il trasporto. Dunque da circa 50 centesimi che dovrebbe costare ne paghiamo 1,35 euro che ammonta ad oltre il 2500 % di sovraccarico fiscale. Ma il bello è che non esiste trasparenza su come i soldi vengono investiti perciò è una possibile frode di governo o perlomeno abuso contro i cittadini. Ricordatevi che nella giungla le cose ve le dovete fare da soli. Più credete a loro e più ci fregano si soldi. Perciò si dovrebbe arrivare al punto da farsi i prezzi da soli ed imporre al benzinaio il costo da noi valutato. E non è fantascienza, si tratta di farsi rispettare.

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