Quando posso andare in pensione se ho 57 anni: calcolo, richiesta e regole INPS in Italia

Pubblicato il 6 Set 2017 - 7:05pm di Francesco Nuccitelli

Ho 57 anni e un certo numero di anni di carriera accumulati: “Quando posso andare in pensione?” e “Quanto posso percepire?” Queste sono le due semplici domande che ogni singolo ufficio pensionistico di qualsiasi ente si sente rivolgere da ogni singolo lavoratore.

Ma è semplice rispondere a queste domande? Mica tanto, visto che in Italia è piuttosto complicato il discorso sulle pensioni per via dei continui aggiornamenti alla normativa. L’ultima legge che ha inasprito i rapporti del lavoratore con il sistema pensionistico è la legge in vigore dal 1° Gennaio 2012, la cosiddetta Legge Fornero DL 201/2011, che ha fissato il limite per l’età pensionabile a 66 anni per gli uomini (dipendenti ed autonomi) e per le lavoratrici del pubblico impiego; a 62 anni per le lavoratrici dipendenti del settore privato; a 63 anni e 6 mesi per le autonome. Antecedentemente alla legge Fornero, per ottenere una pensione di vecchiaia occorrevano 65 anni di età, che aggiungendo il numero degli anni di lavoro raggiungeva quota 96 (somma tra età anagrafica e anzianità di servizio).

In pensione a 57 anni: si può? Requisiti e regole INPS

I ‘requisiti’ della legge Fornero sono stati innalzati gradualmente tenendo presente la cosiddetta “aspettativa di vita”. La dicitura può sembrare un controsenso, ma serve allo stato per rimandare di alcuni mesi l’erogazione dell’assegno pensionistico.  Con la legge Fornero si è prodotto un ulteriore slittamento per tutti i lavoratori sia uomini che donne, sia dipendenti che autonomi, elevando così, l’anzianità anagrafica dal 1° gennaio 2016 a 66 anni e 7 mesi per gli uomini sia del settore privato che del pubblico, a 65 e 7 mesi per le donne dipendenti e 66 e 1 mese per le lavoratrici autonome. Ufficiosamente sono previsti ulteriori scostamenti relativi all’uscita del dipendente a partire dal 2019, ma che ancora non sono stati divulgati perché in attesa dei dati demografici dell’ISTAT, ma la sensazione è quella che dal 2019 verranno chiesti 5 mesi di lavoro in più e quindi si arriverà ad una pensione di vecchiaia al raggiungimento dei 67 anni.

È importante ricordare che, per percepire l’assegno pensionistico, unitamente all’anzianità anagrafica è comunque necessario vantare almeno 20 anni di contribuzione a qualsiasi titolo accreditato all’assicurato (riscatto periodi, servizi preruolo, militare ecc). Se nel caso un lavoratore non avesse conseguito i 20 anni di contribuzione, il requisito importante è quello anagrafico che sarà portato al limite di anni 70, con l’aggiunta sempre di 7 mesi per l’aspettativa di vita. Fanno eccezione solo alcune categorie a cui l’anzianità è elevata comunque a 70 anni, come per esempio i magistrati e i professori universitari. La decorrenza della pensione della vecchiaia decorre dal primo giorno del mese successivo a quello del quale l’assicurato ha compiuto l’età pensionabile.

«Facendo un rapido calcolo per un lavoratore nato a febbraio del 1960 e che quindi ha 57 anni, avrà diritto alla sua pensione di vecchiaia al decorrere dal 1 ottobre 2026, con il raggiungimento dei 66 anni e 7 mesi, escludendo in questo momento i prossimi requisiti calcolati per la speranza di vita».

Se non abbiamo la possibilità di accedere alla pensione di vecchiaia (età anagrafica) dobbiamo basarci sui contributi accantonati nella nostra vita lavorativa. Con la riforma attuale, servono 42 anni e 10 mesi per gli uomini e 41 e 10 mesi per le donne (sia pubbliche che private). È previsto che la differenza tra uomini e donne sarà equiparata successivamente. Ovviamente il lavoratore ha diritto alla pensione al raggiungimento anche di uno dei due casi presi in esame (vecchiaia o anzianità lavorativa).

«Prendendo in riferimento il nostro lavoratore, che aveva un’anzianità di 33 anni al 1° settembre 2017, raggiungerà il diritto alla pensione il 1° luglio 2027 (42 anni e 10 mesi con le norme attuali).»

Per le donne esiste un’altra possibilità ancora: quella dell’opzione donna (pensione anticipata), prorogata e inserita nel bilancio 2017. Consiste nell’accedere alla pensione maturando i 57 anni di età e 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2015. L’importo mensile, in questo caso specifico, sarà inferiore di circa un 30 % di una corrispondente pensione.

Calcolo Pensione a 57 anni

Calcolare quanto un lavoratore potrà percepire non è semplicissimo, perché non esiste un metodo unico di calcolo ma due: il contributivo e il retributivo. Il sistema contributivo si calcola con un’anzianità contributiva inferiore ai 18 anni al 31 dicembre 1995. Ovviamente il sistema retributivo si applica all’inverso con una contribuzione superiore ai 18 anni (un lavoratore che ha cominciato a versare i contributi precedentemente al 1977). È da tenere presente comunque, che dal 1° gennaio 2012 i due sistemi si sono unificati, diventando un sistema misto. Si ricorda che per artigiani e commercianti esiste un metodo di reddito molto simile al retributivo.

Per il calcolo con sistema retributivo dobbiamo prendere in riferimento gli stipendi annui lordi, distinti per anno, degli ultimi 10 anni per i lavoratori dipendenti e 15 anni per i lavoratori autonomi, come da CCNL, a cui aggiungeremo le varie voci che compongono la retribuzione mensili corrispondenti all’area di appartenenza o alle mansioni svolte dal lavoratore. Al contrario la pensione con il sistema contributivo, prenderemo in esame gli stipendi e le varie indennità a decorrere dal 1993 (il caso riguarda i dipendenti della pubblica amministrazione), con l’aggiunta della quota di tredicesima per anno. Per ogni anno di servizio, ci sarà un coefficiente che corrisponderà al numero di anni presi in considerazione che formeranno il montante contributivo.

«Continuando il nostro esempio pratico, se il nostro lavoratore di 57 anni, dipendente pubblico raggiunti i suoi 42 anni e 10 mesi, riceverà un assegno mensile simile all’ultima busta paga percepita.»

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