Recensione Il Filo Nascosto di Paul Thomas Anderson con Daniel Day-Lewis: il film candidato a 6 Premi Oscar

Pubblicato il 18 Feb 2018 - 10:09am di Francesco Salvetti

Arriva nelle sale il nuovo film diretto da Paul Thomas Anderson e candidato a 6 Premi Oscar tra cui miglior attore protagonista a Daniel Day-Lewis.

Anni 50, Reynolds Woodcock è uno degli stilisti più importanti della moda londinese. I suoi vestiti sono richiesti da tutte quante: principesse, donne dell’alta borghesia. Il suo stile di vita è monotono e nella sua giornata ha sempre bisogno di concentrazione con poche distrazioni, ridotte all’osso. È quando durante un brunch fuori porta Reynolds incontra Alma, una semplice cameriera, dalle misure molto interessanti.

Il 4 Marzo è una data molto importante non solo per le nostre elezioni politiche ma anche per il mondo del cinema, perché in America si celebrerà la notte degli Oscar.

Giunti alla 90 esima edizione hanno visto trionfare con piogge di nomination film come “The Shape of Water”, “Dunkirk”, “3 manifesti a Ebbing Missouri”, “L’ora più buia” e “il filo nascosto”.
Sicuramente i primi 5 film saranno quelli che riscuoteranno più premi e siamo molto delusi se, come prevediamo, “Il filo nascosto”, non riceverà alcuna statuetta.

Il film di Paul Thomas Anderson, è una carezza, un gesto d’amore, lieve come un filo di cotone che dà vita a un vestito, bello come un abito che esalta il corpo di una donna.
Tanti registi hanno raccontato l’amore, lo abbiamo visto declinato in tanti modi, ma raramente possiamo ammirare film garbati come questo. La sensazione più alta in un uomo, quella che ti turba e ti segna, che ti rivoluziona e che ti determina lo stato d’animo, viene descritta in tutta la sua essenza e non è banalmente un semplice amore per una donna.

Paul sceglie di raccontare queste sensazioni tramite un uomo, lo stilista Reynolds Woodcook, che con il suo atelier londinese, sta riscontrando molto successo nella medio alta borghesia. Il suo modus operandi, così monotono ma al tempo stesso minuziosamente abitudinario, gli permette una forte concentrazione lavorativa che gli ha permesso di creare abiti emozionanti. Il suo essere csì attento alla daily routine non è una mania ma ha origine in un demone, la madre. Un amore spasmodico per una figura materna lo rilega chiuso nel suo lavoro senza mai aprirsi alla ricerca di una figura femminile che gli possa stare accanto.

Questo paradosso è un ulteriore elemento che carica ancor di più il lavoro di Daniel Day-Lewis. Quest’anno Daniel è tornato a essere candidato agli Oscar dopo la vittoria di 5 anni fa con il suo ruolo in “Lincoln”. Saremo certi se sarà proprio Gary Oldman a togliergli la statuetta lo sapremo il 4 Marzo, ma questa sua nuova interpretazione è imperdibile. Oltre alle indicazioni dategli da Anderson, Daniel fa un enorme lavoro di introspezione che porta sullo schermo grazie a una espressività significativa. Lo vediamo spesso chinare il capo, corrucciare la fronte, tutti elementi che ci portano a capire il suo stato d’animo anche senza ascoltarne le parole.

Chi sicuramente salirà sul palco e tornerà a casa con il premio in mano è uno dei comparti protagonisti del film: i costumi. Mark Bridges e la sua squadra realizzano un lavoro che non ha bisogno di descrizioni, ma va ammirato al cinema, come tutto il film.

Info sull'Autore

Laureando in Ingegneria Gestionale presso l'università di Tor Vergata, da sempre appassionato di cinema e inviato per eventi cinematografici per Corretta Informazione.

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