Smetto quando voglio ad Honorem: recensione del film 2017 di Sydney Sibilia con Edoardo Leo, Neri Marcorè e Luigi Lo Cascio

Pubblicato il 3 Dic 2017 - 9:35am di Francesco Salvetti

Arriva nelle sale “Smetto quando voglio ad Honorem”, terzo e ultimo capitolo della saga diretto da Sydney Sibilia con Edoardo Leo, Neri Marcorè e Luigi Lo Cascio. Vi forniremo trama, video recensione e commento.

Nel precedente capitolo “Smetto quando voglio – Masterclass”, avevamo lasciato la banda nel bel mezzo di un attacco a un treno, dove un uomo misterioso cercava di prendere un cromatografo. Chi è questa persona? A cosa gli servirà un cromatografo? È su questi interrogativi che si basa l’ultima avventura di Pietro Zinni e la sua banda che, per sventare i piani di Walter Mercurio, si avvarrà  di un personaggio molto particolare, Murena. Pietro e la sua banda riusciranno nell’intento di fermare Walter Mercurio?

Recensione di “Smetto quando voglio – Ad Honorem”

Smetto Quando voglio, volge al capolinea e Sydney Sibilia ci regala un finale epico, degno di una trilogia che entrerà nella storia del cinema Italiano. Ma quali sono i meriti?

L’organizzazione sia produttiva che artistica che c’è alle spalle della trilogia. In seguito allo straordinario successo del primo capitolo, Sydney Sibilia ha ricevuto molte richieste su un possibile seguito delle avventure di Pietro Zinni e soci potendo scegliere tra serie, spin off e sequel. Tra le opzioni possibili non potevano optare per la scelta più semplice, difatti hanno realizzato qualcosa che non si era mai visto prima: girare back to back.

Questa ipotesi li ha agevolati per due motivi: il primo economico, girare due film insieme costa sicuramente meno che farlo in maniera separate; tempo, questo gli ha permesso di ridurre le settimane di ripresa e agevolare lo spettatore nel poter andare al cinema nello stesso anno per non aspettare tanto tempo, come una serie, e vedere subito come va a finire. Se il modello funzionerà lo diranno gli spettatori, ma sicuramente questo precedente farà molto riflettere gli addetti ai lavori.

Un altro merito della saga è quello di prendere un problema sociale, come quello del non giusto riconoscimento dei propri meriti in ambito lavorativo, portarlo al cinema e mostrarne un percorso stilistico che passa da semplice commedia all’italiana ad un vero e proprio action movie con una situazione finale di stallo alla messicana.

La potenza della scrittura. Se possiamo esaltare il percorso di generi è solo grazie al sapiente lavoro effettuato da Sydney, Francesca e Luigi, che hanno costruito due soggetti e sceneggiature ricche di elementi che hanno reso le battute brillanti per la ricercatezza delle parole e allo stesso tempo attinenti all’evoluzione del genere pur mantenendo sempre un fondo di commedia.

La gestione degli attori. Si dice che è facile lavorare con bravi attori, sei sicuro che il film sarà un successo, fortunatamente non è una certezza. Critici e pubblico esaltano il lavoro di Sydney perché percepiscono come il regista ha curato in maniera meticolosa con gli attori la costruzione dei loro personaggi. Questo lo si evince negli ingressi in scena di Stefano Fresi (soprattutto in questo capitolo), Paolo Calabresi e Libero de Rienzo portatori sani di risate; nell’eleganza del Murena, che cura molto il look; lo stravolgimento della figura di Luigi Lo Cascio per dare vita a un supercattivo; Pietro Zinni, interpretato da Edoardo Leo, è il fatto che sono 4 anni che il suo personaggio è in realtà l’imitazione del regista come ha confessato in conferenza stampa. Se avete perso i precedenti episodi fate in modo di recuperarli e andare in sala per godervi questo epico finale.

Info sull'Autore

Laureando in Ingegneria Gestionale presso l’università di Tor Vergata, da sempre appassionato di cinema e inviato per eventi cinematografici per Corretta Informazione.

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