Vilipendio alla Nazione…

Pubblicato il 26 Lug 2013 - 6:00pm di Redazione

Un 71enne dichiara che l’Italia fa schifo: multa di mille euro per vilipendio alla nazione

È successo in Molise, a Campobasso; un settantunenne che guidava con un solo faro funzionante è stato fermato dai carabinieri e multato; alla contestazione della sanzione si è lasciato sfuggire una frase o meglio la frase che ha reso famosa vilipendio-alla-nazionela vicenda al livello nazionale:“In questo schifo di Italia di merda” che costituisce vilipendio alla nazione. La pena( poi interamente coperta da indulto) è stata decisa dalla Corte d’ Appello di Campobasso e confermata dai giudici della Cassazione.

Ma quante volte si è sentita questa affermazione? Perchè in questo Paese di cose che non vanno ce ne sono tante: tanta ingiustizia, tanta delusione che fanno voglia di scappare, di andare via, lontano come cantava Baglioni.

Ma allora la libertà di pensiero? La libertà di manifestare la propria opinione con ogni mezzo comunicativo e sotto ogni forma? La libertà di dire la propria idea, ciò che si pensa a dispetto che chi la esprima sia un politico, un giovane o un anziano, libertà sancita dall’articolo 21 della Costituzione italiana?

Tutti quelli che, sapendo della vicenda, si sono posti questi interrogativi, hanno avuto delucidazione con la sentenza definitiva dei giudici, i quali hanno prontamente chiarito che la frase pronunciata dall’ anziano rientra nelle offese grossolane considerate un’ estensione dell’articolo 291 del Codice Penale, dichiarando che “è sufficiente una manifestazione generica di vilipendio alla nazione, da intendersi come comunità avente la stessa origine territoriale, storia, lingua e culturale, effettuata pubblicamente”; infatti, secondo fonti del posto, il signore molisano avrebbe fatto accorrere (involontariamente) molte persone incuriosite da ciò che stava avvenendo e manifestato platealmente ciò che pensa del Bel Paese.

Insomma, la morale della singolare vicenda è che non ci sono attenuanti: niente giustificazioni per chi offende la nazione  in quanto le circostanze particolari e la storia singola dell’ autore del reato esulano dallo stesso. Quindi se magari vi è capitata una giornata particolarmente nera che ha compresso fortemente il vostro self-control, prima di mettervi al volante, controllate che entrambi i fari siano funzionanti perché potreste incappare in un guaio davvero serio.

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  1. Alberto Bonfigli 17 agosto 2013 at 14:16 - Reply

    Mi spiace che questo articolo sia sfuggito alla mia
    attenzione quando è stato pubblicato, ma rimedio ora scrivendo il mio parere. Questo
    fatto mi ricorda un articolo, che avevo scritto su queste pagine e che
    riguardava la vergogna delle immunità parlamentari. Dove, a un certo punto ho
    scritto: “Ci sono affermazioni che nessuno si deve poter permettere di fare,
    parlamentari o no, perché se certe “battute” le butta lì un qualsiasi cittadino
    si ritrova in tribunale con a carico un risarcimento da esborsare”. Bene, detto
    fatto, ciò che era previsto è successo. Ovviamente, se la “constatazione” che
    ha fatto questo sfortunato signore di settantuno anni l’avesse pronunciata un
    politico, nulla sarebbe accaduto.

    I giudici dei tre gradi di giudizio, dovrebbero
    sapere che l’infelice frase pronunciata dal settantunenne molisano è un
    pensiero comune alla stragrande maggioranza del popolo italiano, un frase detta
    abitualmente. E sanno che quando un fatto assume l’aspetto della “consuetudine”
    per un popolo, diventa quasi come una legge, un fatto universalmente accettato,
    acclarato. Senza quindi assumere l’aspetto del reato e, di conseguenza, non
    punito.

    Ma i magistrati leggono i giornali, guardano la
    televisione, ascoltano la radio, sentono le interviste alla gente in occasione
    di talk-show o collegamenti in diretta durante le trasmissioni? Udire frasi
    uguali o simili a quella del signore molisano è la norma: allora, se il
    vilipendio alla nazione è un reato perseguibile d’ufficio, perché quando accade
    in televisione o riportato dai giornali, quindi con un maggior risalto mediatico,
    nessuno procede alla denuncia?

    Un esempio che vale per tutti, anch’esso scritto su
    queste pagine, dovrebbe far riflettere magistrati e cittadini; quest’ultimi
    quando si recano nelle urne o quando prendono le parti di chicchessia, senza
    valutare che cosa hanno fatto concretamente per rendere la giustizia equa, dove
    la legge è uguale per tutti, e non che tutti non sono uguali di fronte alla
    legge. Il fatto riguarda Bossi, tanto per cambiare, nel giorno della proclamazione
    dell’indipendenza della Padania. Per lo scopo viene organizzata una
    manifestazione sulle rive del Po, la cui fase finale si svolge a Venezia, in
    Riva degli Schiavoni, dove Umberto Bossi, dopo aver ammainato la bandiera
    tricolore italiana, fa issare quella con il Sole delle Alpi, proclamando
    l’indipendenza padana. Ha ammainato il tricolore sostituendolo con il vessillo
    padano. Questo è vilipendio alla bandiera italiana e alla Nazione, non la frase
    che quel signore ha imparato a forza di sentirla dire, tanto da diventare un
    intercalare, negando uno dei più elementari diritti delle persone: l’espressione
    del proprio pensiero.

    Alberto Bonfigli

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