Vincenzo Nibali al Giro d’Italia 2016 e Fabio Aru al Tour de France, Astana ha deciso: è quasi ufficiale

Pubblicato il 21 Ott 2015 - 5:40pm di Lorenzo D'Ilario

Con ogni probabilità Vincenzo Nibali correrà il Giro d’Italia 2016, mentre Fabio Aru sarà il capitano dell’Astana nel suo debutto assoluto al Tour de France. Lo ha lasciato intendere a più riprese Alexander Vinokourov, general manager del team kazako, che dopo il successo del ciclista sardo nell’ultima edizione della Vuelta di Spagna ha dichiarato l’ambizione di vederlo correre alle corse di tre settimane. Non è certo un caso che Vincenzo Nibali, ospite d’onore alla presentazione del Giro d’Italia 2016, abbia definito il percorso della coesa rosa “stuzzicante”, pensando anche di voler prima o poi tornare al Giro.

Anche il direttore del Giro d’Italia, Mauro Vegni, si è dimostrato ottimista in merito alla partecipazione del vincitore del Tour del 2014 con un “antagonista di pari livello“. Il siciliano dell’Astana sembra avere come vero obiettivo della prossima stagione la medaglia d’oro alle Olimpiadi di Rio de Janeiro: il percorso brasiliano, pieno di salite difficili e selettive sin dai primi chilometri, sembra adatto più agli scalatori e a quei passisti in grado di fare classifica nelle grandi corse a tappe che ai velocisti. Perciò l’intenzione sarebbe quella di disputare innanzitutto le classiche di primavera che ben si addicono alla sua ottima creatività agonistica, come ha dimostrato il suo recente trionfo al Giro di Lombardia, grazie al quale ha potuto chiudere con il sorriso una stagione al di sotto delle attese.

In seguito ci sarebbe spazio per il Giro d’Italia 2016, competizione alla quale Vincenzo Nibali non partecipa da ormai due anni, quando si impose su tutti gli avversari con una facilità impressionante. Infine, potrebbe tuffarsi nel Tour de France soltanto per trovare la giusta condizione e affinare la gamba in vista della gara olimpica di Rio. Un po’ come i ciclisti che si avvicinano al Mondiale di settembre passando per la Vuelta di Spagna.

La coppia Nibali-Aru alla riscossa

La presenza al Tour di Vincenzo Nibali sarebbe di grande aiuto per far da chioccia a Fabio Aru, che dopo il secondo posto al Giro e la vittoria alla Vuelta del 2015 si accinge a disputare la prima Grande Boucle della sua vita, con il sogno di diventarne sin da subito protagonista. La coppia Nibali-Aru non avrebbe nulla da invidiare al duo Valverde-Quintana della Movistar e metterebbe in seria difficoltà anche il Team Sky che, dietro a Froome, al momento non può contare sull’esperienza di ciclisti che abbiano ottenuto un piazzamento nella generale tra i primi dieci, se non addirittura trionfato come nel caso del siciliano, in un’edizione del Tour de France.

Vincenzo Nibali sarebbe davvero un gregario di lusso per il ciclista sardo, nella più importante e prestigiosa competizione ciclistica dell’anno, che si preannuncia come sempre molto dura, con i Pirenei a precedere le Alpi e la giornata clou con arrivo sullo spettacolare Mont Ventoux, proprio il 14 luglio, il giorno della Festa Nazionale francese che ricorda la Presa della Bastiglia. E’ stato lo stesso Fabio Aru a confermare la propria presenza alla prossima Grande Boucle: “Buon percorso e tanta voglia di fare bene il prossimo anno. Non avrò pressioni, sono migliorato a cronometro e in salita tengo. Potrò togliermi qualche soddisfazione nonostante l’esordio“.

Time is running out”: Vincenzo Nibali vincerà ancora il Tour de France?

Nonostante niente sia già deciso e le squadre e i corridori debbano ancora programmare la stagione che verrà, l’orientamento dell’Astana sembra chiaro: Nibali al Giro e Aru al Tour. Alla luce di ciò l’intero movimento ciclistico italiano dovrebbe porsi qualche domanda. Vincenzo Nibali, tra poco più di un anno, il 14 Novembre 2016, compirà 32 anni. Se non si presenterà in Francia o se lo farà solo per conquistare una vittoria di tappa o aiutare Aru, tornerà al Tour per bissare il successo del 2014 soltanto alle soglie dei 33 anni. Per intenderci, avrà la stessa età di Alberto Contador quest’anno, che veniva considerato all’unanimità troppo “vecchio” per poter competere con Froome e Quintana, soprattutto dopo le fatiche dell’ultimo Giro d’Italia.

Osservando la tendenza delle vittorie nelle tre grandi corse a tappe (Tour de France, Giro d’Italia e Vuelta di Spagna) degli ultimi venticinque anni, si può constatare che la piena maturità ciclistica si raggiunga tra i 28 e i 30 anni. Rispetto ad altri sport individuali come il nuoto e il tennis dove spesso sono la potenza e l’esplosività che soltanto una giovane età riesce a garantire a far la differenza, nel ciclismo il passaggio dal dilettantismo al professionismo non avviene prima dei 22/23 anni, se non più tardi.

Chris Froome, vincitore dell’ultima Grande Boucle e forse il ciclista più forte in attività, è passato professionista in una modesta squadra sudafricana all’età di 22 anni ma ha dovuto aspettare altri tre anni prima di poter firmare un contratto con il Team Sky e mettersi alla prova nelle gare che contano: tre anni ancora son serviti per vincere il suo primo Tour de France all’età di 28 anni.

Novak Djokovic ha trionfato per la prima volta in un torneo del Grande Slam, aggiudicandosi gli Australian Open, quando era poco più che ventenne. Federica Pellegrini ha vinto l’argento olimpico ad Atene all’età di 16 anni e ha fatto suo per la prima volta il record mondiale nei 200 m stile libero a 20 anni appena compiuti.

I ciclisti invece devono stare in sella sin da giovanissimi per poi avere i loro momenti di gloria solamente alle soglie dei 30 anni. Dopo anni e anni di attività è fisiologico che sia quasi impossibile rimanere al top della forma fisica per troppo tempo.

Meglio vincere un Tour in più o le Olimpiadi? L’eterno dilemma

Lance Armstrong è stato uno dei ciclisti più longevi di tutti i tempi ma la triste vicenda di doping che lo ha coinvolto ha portato all’annullamento dei sette Tour consecutivi che aveva conquistato dal 1999 al 2005. Quanti anni aveva il texano al momento della “vittoria” del suo ultimo Tour? Trentatrè. Solamente un anno in più rispetto all’età che avrà Vincenzo Nibali nella stagione successiva a quella delle Olimpiadi: siamo sicuri che il siciliano riuscirà ad essere ancora competitivo? Molto difficile sinceramente. Erano davvero altri tempi quando nel lontano 1922 il belga Firmin Lambot trionfò a Parigi all’età di 36 anni.

Non avrebbe più senso sacrificare la possibilità di conquistare l’oro olimpico in nome del tentativo di vincere per la seconda volta il Tour de France? Quest’occasione potrebbe non tornare più e non soltanto per un fattore anagrafico. Ad oggi il campione siciliano può contare infatti su un team che, per quanto non impeccabile nel corso dell’ultima Grande Boucle, nutre di un sostanzioso budget a disposizione, uno staff molto competente e un’ottima squadra di gregari e passisti. Tra un anno, essendo in scadenza di contratto, non è detto che Nibali possa avere alle proprie spalle un team così competitivo.

Perché non far assaggiare il Tour da gregario di un capitano più maturo al venticinquenne Fabio Aru e non permettere a Nibali di rifarsi dopo la sfortunata esperienza al Tour dello scorso luglio? I veri scalatori e tutti i più grandi ciclisti della storia non vengono certo ricordati per il fatto che possano vantare o meno nel proprio palmares un oro olimpico. Il trionfo sui Campi Elisi conta molto di più.

Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault e Miguel Indurain hanno vinto ben cinque Tour de France: nell’immaginario epico e nei cuori di tutti gli appassionati non restano più vivi questi “fantastici quattro” in confronto, con tutto il rispetto, a Pascal Richard, oro ad Atlanta 1996 e a Samuel Sanchez, oro a Pechino 2008?

Riflessioni sul futuro di Vincenzo Nibali

Vincenzo Nibali merita di poter dimostrare che il successo del 2014 non è stato frutto del caso, dei ritiri di Froome e Contador, dell’assenza di Quintana e della scarsa forza dei francesi Peraud e Pinot. Uno dei più forti ciclisti che il nostro Paese abbia mai avuto non può e non deve accontentarsi della vittoria al Tour del 2014. Colui che ha risvegliato in milioni di italiani una passione che non si registrava dai tempi di Marco Pantani non può prendersi un anno sabbatico soltanto per portare una medaglia all’Italia. Perché di questo si tratterebbe e non si può far finta che un’eventuale (scontata) vittoria al Giro del 2016 valga una stagione. Il Giro d’Italia negli ultimi anni ha perso gran parte dell’appeal che aveva in passato a causa della mancata partecipazione dei ciclisti più forti, che preferiscono preparare con calma il più prestigioso Tour de France.

La Vuelta di Spagna sta diventando sempre più popolare in quanto rappresenta la più immediata occasione di riscatto per i grandi sconfitti dell’ultimo Tour e una passerella per chi ha ricevuto onori e gratificazioni lungo le Alpi e i Pirenei per tutto il mese di luglio. Quanto varrebbe una maglia rosa conquistata dal campione siciliano con sette o otto minuti, se non di più, di vantaggio sul secondo? Il Giro 2016 rischia di essere importante a malapena quanto la Vuelta, se non di meno alla luce dei partecipanti dell’ultima stagione, e meno appetibile non solo del Tour ma anche delle Olimpiadi brasiliane e dei Mondiali, che si disputeranno per la prima volta in Qatar.

Non sarebbe un’impresa più memorabile la doppietta personale al Tour de France 2016 come gli indimenticabili Bottecchia, Coppi e Bartali? Il primo che dovrebbe rispondere a queste domande è proprio Vincenzo Nibali. Soltanto il campione siciliano potrebbe alzarsi sui pedali e con uno scatto d’orgoglio rivendicare in casa Astana il proprio valore. Se non si dovesse trovare una soluzione, basterebbe rinunciare a qualche “dollaro” in più e le offerte non mancherebbero. Lunga vita a Fabio Aru, il talento emergente del ciclismo italiano, ci mancherebbe altro. Ma lo “Squalo” dello Stretto non può annegare per volontà di Vinokourov, che qualche mese fa lo aveva dato per finito dopo una sola settimana di Tour, e per arricchire il medagliere azzurro. Con un po’ di umiltà e tanto amore per il ciclismo, il direttore del Giro e il presidente del Coni dovrebbero dirgli: “Caro Vincenzo, quando la strada sale non ti puoi nascondere. Se un oro olimpico ti regalerebbe una corona d’alloro, ricorda sempre che il Mont Ventoux ti porterebbe sulla Luna e una doppietta al Tour ti consacrerebbe nell’Olimpo del ciclismo“.

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1 Commento finora. Sentitevi liberi di unirsi a questa conversazione.

  1. federico 23 giugno 2016 at 10:24 - Reply

    Perché denigri tanto le vittorie di vincenzo?

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