Capitalismo e inganno democratico

Pubblicato il 6 Lug 2013 - 2:36am di Redazione

Fenomenologia del capitalismo dalla società industriale ai luoghi del potere di oggi: WTO e Club Bilderberg

capitalismoLa “mano invisibile” liberista di Adam Smith prende le mosse dal pensiero liberale del contrattualista Locke. Congiunti dal filo rosso della libertà individuale  gettano le  basi di un modello economico che, uscito illeso dall’aspra invettiva marxiana atta ad evidenziarne le sinistre tendenze e le contraddizioni intrinseche, era destinato a determinare i caratteri della società per più di duecento anni. Senza ricorrere alle più svariate nomenclature volte a illustrare  il suo andamento involutivo nel tempo, è possibile individuare le due fasi capitali che meglio lo descrivono.

L’“Età del capitale reale” ha inizio con la modernizzazione dei mezzi di produzione avvenuta durante l’’800. In questa fase l’attività industriale occupa un ruolo di assoluta centralità all’interno di un economia poggiata su un mercato reale, come reale è la merce e il profitto che ne deriva dalla sua vendita. Durante la seconda metà del ‘900 il sistema fabbrica perde la sua importanza  a vantaggio del settore dei servizi (le assicurazioni, le banche, i trasporti, il commercio, le telecomunicazioni e il turismo) e con la rivoluzione elettronica, grazie alla quale è possibile spostare capitali telematicamente, assistiamo al progressivo imporsi dei mercati finanziari e delle società multinazionali. Si stima che  nel casinò dell’ “alta” finanza circolino sotto forma di derivati cifre pari a 10 volte il PIL mondiale.

Giungiamo cosi nell’ ”Età del capitale digitale o fallace” dove i numeri  fluttuano sugli schermi da una parte all’altra del pianeta senza alcun tipo di regolamentazione. Tutto avviene in quel processo di integrazione economica e finanziaria a livello globale durante il quale lo strapotere delle Corporation si consolida ferocemente in concomitanza con la nascita del WTO (World Trade Organization), che dal 1994 è lieto di promuovere, in nome del libero mercato, le più drammatiche condizioni di lavoro sottopagato (a volte meno di un dollaro al giorno) dei dipendenti delle pluripremiate multinazionali. Nel 2008 le prime 100 multinazionali del mondo hanno avuto un fatturato complessivo pari a 12.000 miliardi di dollari, che corrisponde ad un quinto del prodotto lordo mondiale. Mettendo poi a confronto PIL e fatturati emerge che tra le prime 100 economie del mondo ben 47 sono multinazionali.

Il WTO si configura come una strategica roccaforte internazionale a protezione  delle élite economiche di Stati Uniti, Europa, Giappone e Canada, poiché strutturato in maniera tale da emarginare dalle decisioni i paesi meno sviluppati che non detengono né le risorse né il personale qualificato per seguire la stesura degli accordi. Come se non bastasse, all’interno di questa organizzazione siamo rappresentati dalla Commissione Trilaterale  che, per cause di forza maggiore, non è sottoposta ad alcun tipo di validazione democratica.

Un altro organismo del quale è essenziale analizzarne la natura è il Club Bilderberg,“smascherato” in occasione dell’ultimo meeting di giugno dalle più autorevoli testate giornalistiche. Alle riunioni del Club  partecipano, a porte chiuse e su invito, le più alte cariche delle banche private, dell’industria, delle  società multinazionali, dei governi nazionali (tra cui anche ministri in carica)  e dell’informazione. Il numero dei referenti per stato varia  a seconda dell’influenza di cui gode la nazione nel panorama economico mondiale. Qui i potenti deliberano su temi quali: “il sistema monetario”, “Petrolio”, “Rafforzare le istituzioni globali”, “Dirigere il commercio internazionale”, “Energia”.

La subalternità del potere politico a quello economico non è una teoria nascente, ma un’evidenza non trascurabile soprattutto a fronte degli eventi che a tutt’oggi ne confermano la fondatezza. La sensazione è quella di un inganno colossale. Un inganno che ci ha fatto pensare di  aver  voce nei parlamenti eleggendo i nostri rappresentanti, prescindendo erroneamente dagli intricati rapporti di potere determinati dalle traiettorie ostili percorse dal capitalismo negli ultimi decenni.

L’inganno dell’ultima crisi  finanziaria, creata ad arte col fine di tenere sotto  scacco i popoli nel cappio dell’austerità, del debito, dell’inflazione (vedi eurozona) o di altri cavilli ripetuti a profusione dai media in termini macroeconomici. Ma d’altronde come ci insegna Mario Monti: “Non bisogna sorprenderci che l’Europa abbia bisogno di crisi, e di gravi crisi per fare passi avanti. I passi avanti dell’Europa sono per definizione cessioni di parti delle sovranità nazionali”.

Assistiamo inermi a una guerra invisibile contro l’autodeterminazione dei popoli e, come in ogni guerra, alla base c’è un’idea: la realizzazione di un’oligarchia neoliberista velata dal mantenimento illusorio di una tanto, forse troppo, decantata democrazia.

 

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