Editoriale 9 maggio 2020: Ponte Morandi da applausi

Pubblicato il 9 Mag 2020 - 2:56pm di Alessandro Spalvieri

Quattro soldi per una grande opera

Non vi nascondo che quando ho visto tirare su l’ultima campata di questa stupenda opera mi sono emozionato.  Che ponte! Credo che miglior modo per riscattare le 43 vittime della tragedia di quel tragico 14 agosto 2018 non ci poteva essere. Che ponte! Quello progettato dall’architetto Renzo Piano e realizzato da Salini-Fincantieri non ha nulla a che vedere con quello scheletro di cemento armato venuto giù “poi mica tanto improvvisamente” in quel maledetto giorno di pioggia battente che tutto sembrava meno che un 14 di agosto. Cari amici, almeno per una volta fatemi essere orgoglioso di come un governo a dir poco criticabile come quello Giallo-Verde a guida Conte sia riuscito, mettendo da parte la burocrazia, nell’impresa di far ricostruire, in così poco tempo (poco meno di 22 mesi), un’opera così bella e straordinaria. E adesso sedetevi e state calmi. Volete sapere quanto è costato questo ponticello poco burocratico di soli 1168 metri costruito a soli sessanta metri di altezza? Solo 220 milioni di euro.

Ma quale ponte sullo Stretto di Messina?

Calmi, adesso sedetevi a terra, anzi sdraiatevi perché il colpo potrebbe essere veramente forte da mettere a dura prova il vostro cuore. Nel 1981 la società Stretto di Messina S.p.A., costituita per legge, iniziò la progettazione del ponte di lunghezza pari a 3300 metri. I cervelloni si mettono al lavoro e così dopo “soli” 24 anni di progetto, nell’ottobre del 2005, l’Associazione Temporanea di Imprese Eurolink con capogruppo Astaldi vince l’appalto per la realizzazione dell’opera per un importo pari a 3,88 miliardi di euro. Ma guarda caso il contratto prevedeva, in caso di recesso, una piccolissima penale di circa il 10%, forse più alta degli utili di costruzione. Così, senza fare nulla, nel 2012 il consorzio intascò circa 300 milioni di euro a fronte della definitiva chiusura del progetto da parte del governo Monti. Un vero affare per chi? 

Un vero affare per chi?

Passi il ponte di Messina, che saranno mai 300 milioni di euro a fronte dei circa 5,7 miliardi di euro spesi per 4 pezzi di ferro (manco fossero oro) affogati nella laguna di Venezia. Era il 1989 quando per proteggere la città, invece di costruire un porticciolo e quattro paratie come fanno gli olandesi da anni, per limitare l’impatto ambientale (?) viene presa la salomonica decisione di costruire il MOSE. I soliti cervelloni si mettono al lavoro e così, dopo soli 14 anni (siamo nel 2003) l’opera viene appaltata per un importo di circa 3,2 miliardi, che poi via via lievitano a circa 5,7 miliardi di euro senza che l’opera sia compiuta.

Senza che l’opera sia compiuta

La lista sarebbe veramente lunga, e chissà se il ministero delle infrastrutture ne possiede una aggiornata. Le opere incompiute sono veramente tante, basti pensare agli scheletri di ospedali che Striscia la Notizia ci mostra ogni giorno. Ma una su tutte è la vela di Calatrava, perché quella ogni giorno la vedono le migliaia di italiani che entrano ed escono dal casello di Roma Sud dell’autostrada A1. Il CONI, dimenticando che Roma non possiede un palazzo del nuoto al coperto con capienza adeguata, decide di ospitare i mondiali di nuoto. Siamo nel 2006, nel 2009 ci sono i mondiali e il comune decide di costruire il palazzo del nuoto. Visto il poco tempo a disposizione e le lungaggini burocratiche noi tutti avremmo optato per una struttura snella, magari prefabbricata, una buca per l’acqua, tribune con tubi innocenti e un tetto. Seh! Si fanno le cose in grande, si chiama Calatrava, i tempi ovviamente si allungano, i costi di più e i mondiali si fanno all’aperto nella vecchia piscina del Foro Italico. Costo iniziale 120 milioni, opera incompiuta con vista su autostrada per un totale di 400 milioni di euro. Opera che nessuno finirà mai perché troppo piccola per ospitare un grande evento con i suoi soli 8000 mila posti a sedere. Inutile!

Caramelle

Le nostre simboliche caramelle questa settimana le assegniamo all’architetto Renzo Piano, al personale delle imprese Salini-Fincantieri, al sindaco di Genova Marco Bucci, all’ex ministro delle infrastrutture Danilo Toninelli e all’intero governo Conte che saltando ogni procedura ha reso possibile questo miracolo. E che ogni governo che verrà metta da parte per sempre la burocrazia!

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