Dunkirk: recensione e trama del nuovo film di Christopher Nolan con Tom Hardy, Mark Rylance e Harry Styles

Pubblicato il 24 Ago 2017 - 7:23pm di Francesco Salvetti

Arriva nelle sale il nuovo film di Christopher Nolan Dunkirk e vede tra i protagonisti Tom Hardy, Mark Rylance e Harry Styles. Vi forniremo trama, recensione e commento.

Trama di Dunkirk

Fine Maggio 1940, le truppe Britanniche sono approdate sulle spiagge Francesi di Dunkirk con cui si allearono per combattere lo strapotere Nazista. I ragazzi sono bloccati dai tedeschi sul molo. Come ne usciranno?

La guerra. La paura. Il terrore. La storia è colma di scontri tra esseri umani, centinaia di migliaia di morti, per colpa di folli governanti dalle mire espansionistiche o a causa del “Dio denaro”. Tra tutte la più sanguinaria è la Seconda Guerra Mondiale iniziata nel 1939 e conclusasi nel 1945.

Al cinema in tanti l’hanno rappresentata da molti punti di vista. Da Roberto Benigni che nel 1997 con “La vita è bella” ha raccontato gli orrori della Shoah, sino a “Salvate il Soldato Ryan” di Spielberg in cui ci si addentrava nei meccanismi dell’esercito, la guerra è stata raccontata sotto tanti aspetti. Tornare a parlarne nel 2017, necessita una trattazione artisticamente particolare e narrativamente collegata ai nostri tempi, chi se non lui poteva occuparsene.

Christopher Nolan sforna Dunkirk: il peso del “maestro” e il cinema come esperienza

Londinese classe 1970 ha, dopo meno di 10 film, acquisito l’appellativo di “Maestro”. Per molti è un peso e vogliono privarsene, per altri è motivo di vanto, per lui è uno stimolo nel rischiare sempre qualcosa di nuovo. Questo suo ultimo lavoro ne è la prova stessa.

Partendo da una scelta: Dunkerque. L’evento, accaduto tra fine Maggio e inizi Giugno del 1940, ha un importanza troppo sottovalutata dalle trattazioni storiche. È una sorta di giro di Boa per la Seconda Guerra Mondiale. Se già da quell’occasione fossero caduti gli Inglesi, la guerra probabilmente avrebbe messo a repentaglio la nascita dell’Europa. Riguardo la nascita dell’Unione c’è un ulteriore collegamento con i nostri tempi e con la Brexit, dato non solo da una battuta finale di Kenneth Branagh, ma anche dalla scelta stessa di riportare le nuove generazioni, alla ricerca di un unione continua e duratura.

Proprio le nuove generazioni, i giovani, sono l’elemento portante del film. Nolan sceglie di raccontare non i fatti in se per se, ma la paura che provano nei confronti della guerra e della morte. È per questo motivo che non viene mai ripreso un effettivo nemico in carne ed ossa, ma se vogliamo definire un antagonista è il timore dei ragazzi di fronte agli spari e al rischio di morire.

Per questa scelta così difficile che il cast di attori principali è stato contornato di giovani promesse, la maggior parte alle prime esperienze al cinema. Tutti si sono dichiarati fieri di lavorare con un regista come Nolan in un progetto così importante.

Per i fan più accaniti di Chris, non vedranno solo nuovi volti, ma ritroveranno grandi conoscenze che nei suoi film sono state viste molto spesso: Tom Hardy e Cilian Murphy. Lasciamo a voi il gioco di indovinare in quali film di Nolan hanno preso parte; sicuramente assieme a Kenneth Branagh e al recente vincitore del premio OscarMark Ryalance, danno vita a un cast di supporto pieno di esperienza e professionalità, che è il modo migliore per far crescere dei giovani attori.

La recensione del film “Dunkirk”

Andando ad analizzare più nel dettaglio gli aspetti tecnici, ci soffermeremo su tre reparti che ci hanno colpito maggiormente: Fotografia, Musica e Montaggio.

Hoyte Van Hoytema, direttore della fotografia, ha fatto sentire il contatto con la natura tra lo spettatore e la storia. Visti i 3 livelli di narrazione, tra le scene in acqua, mare  e aria, è riuscito ad agevolare l’immersione nelle vicende da parte del pubblico. E’ possibile vedere un film ad occhi chiusi? Questo si. Nonostante sia paradossale come affermazione, le musiche di Hans Zimmer, fedele collaboratore del regista , assieme a un esperto reparto sonoro, permettono di sedersi sulla poltrona, chiudere gli occhi e regalare una visione della storia anche senza una visione delle immagini.

Strutturato su 3 livelli, dal diverso orizzonte temporale, già dalla formulazione del film richiede un primo grado di complessità. Sebbene mantiene la sua parte centrale sulle vicende accadute sul molo, che storicamente son durate una settimana, gli altri due livelli di narrazione sono divisi tra Mare, durato un giorno, e aria, un ora. Tessere 3 temi diversi lungo un filo di 95 minuti per Lee Smith, può regalare una tanto attesa vittoria agli Oscar dopo le doppie candidature ricevute in passato.

Mai come in altri casi consigliamo una visione solo cinematografica. Questo film è un esperienza sensoriale ed emotiva, che dal 31 Agosto vi coinvolgerà.

Info sull'Autore

Laureando in Ingegneria Gestionale presso l’università di Tor Vergata, da sempre appassionato di cinema e inviato per eventi cinematografici per Corretta Informazione.

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